sabato, Ottobre 31, 2020

Fase 2, ancora chiuse sale scommesse e sale giochi. Nessuna certezza sulla riapertura

Tra tutti gli esercizi commerciali che sono stati autorizzati alla riapertura, nel corso del mese di maggio, spicca il prolungamento della chiusura delle sale giochi e delle sale scommesse.

Per la precisione, la chiusura è stata prolungata sine die: non è stata indicata una data per la riapertura. Questa condizione unica tra le attività commerciale ha fatto parlare di “discriminazione” degli operatori del settore e di “invisibilità” dei gestori delle sale agli occhi della politica. Decine di migliaia di persone non sanno quando potranno tornare a fare il proprio lavoro.

“Il settore dei giochi – scrivono in un comunicato gli operatori del settore – è sotto un forte attacco da parte di molte forze politiche che se da una parte lo accusano di trarre profitti dallo sfruttamento di una debolezza, che nei casi più gravi diventa vera e propria dipendenza, come la ludopatia, dall’altra incrementano le entrate fiscali derivanti dal gioco aumentando la tassazione anche quando, come adesso, la raccolta di scommesse è ferma.

Ma, cosa ancor più grave, questo attacco ignora che il settore in Italia non è fatto solo di grandi aziende multinazionali, ma da una rete diffusa di piccoli imprenditori ed imprese familiari che lavorano secondo norme stringenti e vincoli dati dalla Polizia. Questa rete, che supera i 100.000 addetti sull’intero territorio nazionale, merita il rispetto dovuto a chi ogni giorno lavora secondo la legge.

Invece, è proprio questa rete che è stata prima derubata della propria dignità, venendo dipinta continuamente come fatta da delinquenti che operano illegalmente e rovinano le famiglie e poi derubata della possibilità di sostentamento in quanto lasciata senza alcun motivo chiusa quando tutte le attività commerciali potevano riaprire dopo l’emergenza sanitaria.

Per non parlare del fatto che nel colpevole silenzio dei più, i prestiti previsti dagli interventi del Governo non sono erogati dalle Banche a queste piccole imprese solo perché i codici etici degli istituti di credito non consentono di erogare prestiti a soggetti che operano nel settore del gioco.

Ancora una volta coloro che si atteggiano a puri esercitano la propria intransigenza con i più deboli mentre verso i più forti ci si mostra sempre comprensivi e ragionevoli.”

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