venerdì, Marzo 1, 2024

Villafranca Tirrena – Il castello di Bauso apre le porte alla 4a edizione di “camicette bianche”

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Il 26 febbraio verrà ricordata come una data che ha segnato una delle pagine più buie della storia delle migrazioni. Settantatre poveri disperati in fuga dalla Turchia e dall’Afghanistan che hanno trovato la morte nei pressi della spiaggia di Steccato di Cutro in Calabria. Probabilmente, qualcuno dovrà farsi un bell’esame di coscienza e domandarsi se è stato fatto tutto il possibile per salvare quelle vite umane.

Oltre quattromila arrivi in poco più di quattro giorni e l’hotspot di Lampedusa è al collasso; l’isola continua a essere la porta d’Europa che salva migliaia e migliaia di persone ma, l’Europa continua solo a parlare senza decidere concretamente cosa fare. Peccato che di Lampedusa e dell’Italia si parla solo quando ci sono i morti e, non adesso; infatti, ogni singolo cittadino dell’isola siciliana, sta rimboccandosi le maniche per “asciugare il volto sanguinante” di donne, bambini, uomini che hanno lasciato i loro paesi d’origine, per dare un sorriso a chi ancora è segnato da una piaga che non sarà facile rimarginare. Per non dimenticare anche i tanti migranti italiani che, con le loro valigie di cartone legate dallo spago, lasciavano l’Italia e la Sicilia in particolare, per trovare “fortuna” in paese lontani migliaia e migliaia di kilometri, si è svolto nel Castello Bauso di Villafranca Tirrena una manifestazione per parlare di donne.

L’iniziativa è stata voluta da Maria Luisa Pino Presidente ANPE Sicilia e da Mirella Cirilli Presidente Soroptimis di Spadafora; anche l’amministrazione comunale di Villafranca Tirrena e lo locale Pro Loco, hanno sostenuto l’evento con loro la CISL coordinamento politiche di genere, l’Acisyf, l’Associazione il Sagittario, il Movimento Cristiano Lavoratori e Sicilia Mater. Ester Rizzo ha voluto ricordare le donne morte bruciate il 25 marzo del 1911, nell’incendio divampato nella fabbrica di camicie bianche a New York. L’autrice del libro “Camicette Bianche”, ha ritenuto opportuno ricordare tutte le donne migranti che arrivarano negli USA tra il 1908 e 1910. Donne spinte dal desiderio di dare un futuro dignitoso ai propri figli, alla stessa maniera di come fanno le donne provenienti dall’Africa e dall’Asia; alcune sono riuscite nel loro intento, altre invece, non hanno avuto la fortuna di guardare il sorriso stampato nel volto dei figli.

Proprio perché quel rovo divorò le speranze di quelle migranti italiane, in occasione della Giornata Internazionale della donna, “le camicette bianche”, meritano una menzione speciale. Gli anni passano ma, le storie sone le stesse. Ispirata dal dall libro, Giselle Tricariche, pittrice di Cesarò, ha volute allestire nelle sale del Castello di Bauso, un percorso fatto anche di abiti femminili che stimolasse i visitatori a riflettere sulla condizione femminile e sul loro ruolo nella società. Maria Andaloro ideatrice di “posto occupato”, ha ricordato Iulia Astafieya la trentacinquenne ucraina uccisa a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro. Gli inquirenti hanno constatato che il corpo della giovane ucraina presentava segni di violenze pregresse. Arrestato il suo compagno; una spirale che sembra non abbia fine. È toccato a Giusy Furnari Luvarà già docente di Lettere e Filosofia presso l’Università di Messina, parlare di donne che, per lungo tempo sono state costrette a vivere “sulla soglia” senza avere la possibilità di varcarla per consolidare la loro posizione all’interno di una società troppo spesso segnata al maschile. L’attrice Valentina Gangemi ha magistralmente interpretato “Chiamatemi Strega” di Barbara Giorgi e “Sorridi donna” di Alda Merini, altre due donne che hanno scritto pagine indelibile nella letteratura contemporanea. 

Salvatore Saccà

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