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A due anni dal crollo del Ponte Morandi, il ricordo di Marta Danisi

marta e alberto

11:36 del 14 agosto 2018. Piove a dirotto a Genova. Il viadotto Polcevera, sotto gli occhi atterriti dei residenti dei quartieri Sampierdarena e Cornigliano, improvvisamente crolla, trascinando via 43 vite. Tra loro la santagatese Marta Danisi, che questa mattina a Genova, insieme agli altri, è stata ricordata nella Radura della Memoria, sotto il nuovo ponte Genova San Giorgio con una cerimonia privata.

Oggi pomeriggio alle 15 sulla targa che sarà scoperta a Palazzo Tursi, ci sarà anche il suo nome e quello di Alberto Fanfani, il suo fidanzato, 32 anni morto insieme a lei quella maledetta mattina.  Aveva 29 anni Marta. Era partita da S. Agata Militello per lavoro.  Faceva l’infermiera  all’ospedale SS Antonio e Biagio di Alessandria. Proprio in corsia aveva conosciuto l’amore della sua vita, Alberto, medico, con il quale stava progettando di sposarsi a maggio del 2019.

Una tragica fatalità l’ha portata sul Ponte Morandi quella mattina. Marta stava rientrando in auto con Alberto dall’aeroporto dove aveva accompagnato sua madre che era andata a trovarla.  Una giovane solare, “coraggiosa”, come l’ha definita il sindaco di S. Agata di Militello, Bruno Mancuso, per aver fatto la valigia, aver lasciato la sua casa del quartiere Torrecandele ed essere andata a costruire il suo futuro, dopo aver conseguito una laurea in infermeria, lontana da luoghi e volti conosciuti.

Amava la vita Marta, lo racconta il suo sorriso e chi l’ha conosciuta, che la descrive come una giovane dolce e socievole. E amava la musica, una passione che aveva coltivato entrando a far parte della banda comunale cittadina. La sua vita, il suo futuro, come quello delle altre 42 vittime, inghiottite dalle macerie di quel Ponte che aveva dato evidenti segni di cedimento. Una tragedia annunciata le cui responsabilità, ancora oggi, restano da chiarire in un procedimento giudiziario ancora alle fasi preliminari.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in una lettera scrive che occorre “sviluppare e ricostruire una affidabile cultura della sicurezza, di adeguata manutenzione e del controllo che coinvolga e responsabilizzi imprese, enti pubblici, istituzioni locali e nazionali, università, mondo della ricerca”. Riferendosi poi ai familiari delle vittime ha aggiunto “La loro giusta richiesta di verità e giustizia per i propri cari, inghiottiti dal crollo del Ponte, è stata accompagnata dalla forte e sofferta esortazione che vengano in ogni modo evitati in futuro disastri simili con nuovi lutti e nuove vittime”.

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