Sanremo 2020, meraviglioso monologo sulla libertà di stampa della siciliana Emma D’Aquino

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Emma d'Aquino

Emma D’Aquino, volto storico della Rai, giornalista di punta del TG1 dal 1996, ha tenuto un monologo sulla libertà di stampa durante la seconda serata di Sanremo 2020.

La giornalista siciliana, nata a Catania il 18 luglio del 1966, sul palco del Festival ha citato i numeri del giornalismo del mondo, i professionisti che hanno perso la vita mentre cercavano la verità. Ha ricordato i giornalisti che vivono sotto scorta, quelli che in paesi come Arabia Saudita, Egitto e Cina sono stati messi in carcere per avere alzato la testa e cercato la verità.

Un’eccellenza siciliana che merita di essere menzionata. Di seguito vi riportiamo il testo integrale del monologo.

Il giornalismo è una professione pericolosa: nel 2019, secondo Reporters sans Frontieres, sono morti 46 giornalisti. Ed è un numero abbastanza basso, se pensiamo che negli ultimi sedici anni la media era stata di 80. Non si muore solo in Paesi autoritari, dove i diritti non vengono rispettati, ma anche in Stati considerati democratici: pensiamo al Messico, a Malta, alla Slovenia.

Ma è alto anche il numero dei giornalisti dietro le sbarre, in carcere per aver tenuto la testa alta e aver cercato una verità scomoda. Così tanto da essere uccisi o indotti al silenzio. Quasi la metà di questi giornalisti è detenuta in soli tre Paesi: Cina, Egitto, Arabia Saudita.

Mi ha colpito soprattutto la notizia delle conduttrici iraniane che si sono dimesse dopo anni di disinformazione indotta dal regime. È importante anche parlare delle querele temerarie, intimidatorie: la querela facile serve a zittire il cronista petulante, ostinato nella ricerca della verità. Serve a chi ascolta o legge i giornali a non farci conoscere ciò che accade, a creare il buio quando a noi piace la luce.

Allora non lasciateci soli: come cantava il grande Gaber, la libertà è partecipazione e la libertà è un diritto che vale per tutti.