Barcellona stretta intorno a tre anime belle e ai loro familiari nell’ultimo saluto

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I Funerali

Le parole a volte diventano così introvabili che non basta fermarsi e riflettere per trovarle. E così, in un giorno che saluta novembre, ti ritrovi lì, in mezzo all’ultimo saluto a tre ragazzi, tre giovani vite volate via in un novembre che non sarà mai dimenticato da queste parti.

I feretri di Vito, Giovanni e Fortunato arrivano insieme alla Basilica di San Sebastiano. Si ritrovano nel trivio scendendo da Via Roma ed entrano insieme in chiesa, attraversando due ali di folla in lacrime. Una Basilica gremita, piena in ogni angolo. C’è spazio solo per il dolore e per l’affetto intorno a tre famiglie la cui vita è cambiata da un momento all’altro in quel pomeriggio del 20 novembre scorso. E ci sono dei bambini che non vedranno più il sorriso dei loro padri. Fortunato era il papà di Alice. Era diventato papà da nemmeno due mesi. La guiderà dal cielo, ma lei – ha assicurato la moglie Francesca in una lettera densa d’amore – saprà tutto del suo papà e di quanto fosse meraviglioso. E c’erano i piccoli Ingrid e Omar, figli di Giovanni Testaverde. Proprio sui bambini, sulla speranza che infonde il loro sorriso, ha concentrato la sua omelia Padre Tindaro Iannello. “Ieri ho ricevuto una lezione di vita– ha raccontato il sacerdote – a casa di Giovanni, dopo la preghiera, ho spiegato a Omar che avrei celebrato i funerali del suo papà e che il suo papà era in cielo. Mi ha risposto: io lo so. La certezza di un bambino che è chiamato a vivere la morte a dieci anni parla di una certezza che vale più di una lezione di teologia. Sono questi bambini, Omar, Ingrid e Alice, che ci parlano di rinascita e ci invitano a guardare al domani. Sono la lettera più bella in questo momento di dolore. Con questa certezza di eternità che è più forte della morte e che vince il lamento”. E c’era anche un figlio tra quei due papà. E’ Vito Mazzeo circondato dall’affetto di amici a parenti. E soprattutto dall’eterno amore di quella madre che non riesce a darsi pace e che lo chiama costantemente. E che sente forte il suo dolore come la madre di Naim nel passo del Vangelo. E quelle lettere struggenti dei familiari ai loro cari volati in cielo, le cui parole continuano a rimbombarti nella testa. “Ciao Vito” hanno scritto con i palloncini gli amici sul sagrato della Basilica. L’uscita dalla chiesa dei tre feretri è un trionfo di palloncini bianchi e azzurri che volano in alto a portare l’abbraccio di quella folla commossa a tre anime belle. Con un pensiero al loro amico Mohamed che torna nella sua terra. Quando il feretro di Vito Mazzeo esce dalla Basilica di San Sebastiano, dalla sua Alfa Romeo 147 parte la sua musica preferita. E le lacrime tra i suoi amici scendono copiose. Vito aveva la passione per le auto elaborate. I ragazzi del team “The one show” non hanno lasciato nulla al caso e, con le loro auto sistemate in Piazza Duomo, hanno voluto manifestare il loro affetto. La 147 suona il clacson per il suo ultimo saluto al suo eterno conducente. E poi sul Ponte Longano. Per Vito risuona ancora la musica che i ragazzi del team hanno scelto di dedicargli. Per Fortunato e Giovanni suonano le note di “Sta passando novembre” cantata da Eros Ramazzotti, mentre le lacrime e le parole delle loro mogli raccontano di amori che non finiranno mai.