mercoledì, Settembre 23, 2020

Mafia – Sulle Madonie comandava il vecchio boss. Estorsioni anche a Tusa e Pollina

Sono state fondamentali le testimonianze delle vittime del pizzo che, ribellandosi al sistema criminale, hanno trovato il coraggio di denunciare e collaborare con le forze dell’ordine.
Lo sottolineano gli stessi carabinieri di Palermo dopo l’operazione “Alastra”, che stamane ha assestato un duro colpo al mandamento mafioso di San Mauro Castelverde, svelando un asfissiante sistema estorsivo interrotto dalla ribellione di imprenditori e commercianti.

Dal carcere di Voghera, in cui è rimasto detenuto fino all’aprile 2019 in regime di alta sicurezza, il boss Domenico Farinella aveva ordinato agli associati liberi di intensificare la presenza sul territorio, avviando una nuova spirale di estorsioni ai danni dei commercianti.

I carabinieri, coordinati da un pool di magistrati guidato dal procuratore Salvatore De Luca, hanno fatto luce sulle dinamiche criminali del mandamento mafioso che, all’indomani dell’operazione “Black Cat” del 2016, ha serrato le fila ed ha continuato ad operare sul territorio, imponendo il proprio potere.

Numerose estorsioni ai danni dei commercianti locali documentate dai militari, guidate da un’efficientissima rete di comunicazione necessaria agli storici capi mafia detenuti per mantenere il comando degli associati liberi e continuare a strangolare imprese e società civile. Importante il ruolo ricoperto dal 27enne Giuseppe Farinella, figlio del boss di Cosa Nostra, Domenico all’epoca detenuto.

Nonostante la giovane età infatti, Giuseppe Farinella aveva il compito di coordinare gli altri membri, cooperando con uno storico mafioso di Tusa (Me), Gioacchino Spinnato, che, radicato nell’organizzazione di cosa nostra, gestiva i contatti con gli uomini d’onore degli altri mandamenti mafiosi, tra cui quello di Belmonte Mezzagno.

Alle vittime veniva imposto di pagare il pizzo o di acquistare forniture di carne da una macelleria di Finale di Pollina gestita da Giuseppe Scialabba, braccio destro di Giuseppe Farinella. I tentacoli del mandamento si erano allungati anche sull’organizzazione dell’Oktoberfest del 2018 a Finale di Pollina, quando, per impedire la partecipazione alla sagra di un commerciante che non si era piegato alle imposizioni del clan, gli indagati non avevano esitato a devastargli lo stand.

Le investigazioni hanno consentito di evidenziare anche la capillare e asfissiante influenza dell’organizzazione mafiosa sul tessuto economico non soltanto attraverso l’imposizione del pizzo, ma anche attraverso la sensaleria negli affari dei privati e per mezzo della gestione diretta di attività di impresa che, fittiziamente intestate a soggetti incensurati, erano nei fatti amministrate dagli indagati. Al fine di eludere eventuali misure cautelari, infatti, Giuseppe FARINELLA ed Giuseppe SCIALABBA avevano fatto risultare terze persone quali titolari rispettivamente di un centro scommesse di Palermo e una sanitaria di Finale di Pollina, sottoposti a sequestro, del valore di 1.000.000 di euro.

Ecco l’elenco degli indagati nell’operazione Alastra:

Gioacchino Spinnato detto “Iachino”, Tusa (Me) 68 anni, Giuseppe Farinella, 27 anni, Palermo; Domenico Farinella, detto Mico, nato a San Mauro Castelverde, 60 anni, residente a Voghera (PV); Giuseppe Scialabba, 35 anni, residente a Finale di Pollina; Francesco Rizzuto, 51 anni, Palermo; Mario Venturella, 57 anni, Palermo; Antonio Alberti, 46 anni, Castel di Lucio; Rosolino Anzalone, 56 anni, Palermo; Vincenzo Cintura, 47 anni, Palermo; Pietro Ippolito, 60 anni, Campofelice di Roccella (Pa); Giuseppe Antonio Dimaggio, 63 anni, Tusa.

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