domenica, Ottobre 25, 2020

Operazione antimafia “Cassandra”, altro duro colpo al clan di Misilmeri-Belmonte Mezzagno

Infiltrazioni nella politica, controllo del territorio, pizzo sulle attività locali e furti di mezzi come cavallo di ritorno. Di questo hanno discusso gli affiliati alla cosca di Misilmeri-Belmonte Mezzagno nei due summit che si sono tenuti in casa di Carlo Noto, imbianchino incensurato di Misilmeri. Non sapevano, però di essere intercettati dai Carabinieri del comando Provinciale di Palermo. Dopo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale, i militari stanotte hanno dato il via all’operazione “Cassandra”, che ha inferto un ulteriore duro colpo al mandamento, dopo l’operazione Cupola 2.0 del 2018. Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia per Salvatore Sciarabba e Giuseppe Bonanno, di 70 e 60 anni (già detenuti dopo la maxi operazione Cupola 2.0), Stefano Casella (42 anni), Claudio Nocilla (45 anni) e Alessandro Imparato (43 anni). Ai domiciliari Giuseppe Rizzo e Giuseppe Contorno, di 71 e 72 anni. Vincenzo Sucato, implicato nell’operazione, è stato il primo detenuto deceduto a causa del Covid-19, contratto nel carcere di Bologna. Irreperibile l’imbianchino Carlo Noto, 54 anni, trasferito negli Stati Uniti d’America per lavoro. 23 in tutto gli indagati. Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano già confluiti nel provvedimento della Dda di Palermo ed eseguito a dicembre 2018. L’operazione Cupola 2.0 aveva smantellato, infatti, la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, con l’arresto di 19 persone ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte, tra cui Filippo Salvatore Bisconti (poi diventato collaboratore di giustizia) e lo stesso Salvatore Sciarabba considerati dagli inquirenti  a capo del mandamento, Vincenzo Sucato, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri e Stefano Polizzi, boss della famiglia mafiosa di Bolognetta.  Accanto alle figure di spicco di Sciarabba e Bisconti, secondo le indagini, demandati alla gestione delle varie famiglie mafiose, emergevano Vincenzo Sucato e Stefano Polizzi, oltre a diversi uomini d’onore tra cui Stefano Casella e Giovanni Salvatore Migliore, affiliati alla famiglia di Belmonte Mezzagno, e Domenico Nocilla, affiliato alla famiglia di Misilmeri. Quest’ultimo veniva coadiuvato anche dal figlio Claudio per organizzare i movimenti di Sciarabba, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Palermo, per raggiungere luoghi sicuri dove incontrarsi con i consociati e discutere delle dinamiche intranee al sodalizio mafioso. Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, a maggio del 2017 sono state documentate le fasi precedenti, concomitanti e successive ai due importanti summit presieduti da Sciarabba a casa di Noto.

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