Gestivano terreni per conto della mafia, 12 arresti tra Nebrodi e Madonie

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Gestivano per conto di Cosa Nostra alcuni terreni tra le Madonie e i Nebrodi.
È scattata stamattina l’operazione “Terre Emerse” della Guardia di Finanza di Caltanissetta che nella notte ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari tra Palermo, Messina ed Enna. L’indagine, coordinata dalla DDA di Caltanissetta e condotta dal Gico della Guardia di finanza, si è svolta in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazioni sulla Criminalità Organizzata di Roma.
Gli arrestati, tra appartenenti e fiancheggiatori di Cosa Nostra, sono accusati di aver gestito terreni per conto dell’associazione mafiosa, ricevendo finanziamenti comunitari per la gestione di imprese agricole riconducibili alla mafia. È stato inoltre disposto il sequestro di immobili, aziende, beni e disponibilità finanziarie per un valore di circa 7 milioni di euro.
Sono sei le misure di custodia cautelare in carcere per diversi membri della famiglia Di Dio, originari di Capizzi, ma residenti provincia di Enna. Sarebbero stati loro ad aver gestito il sistema illecito nel settore delle cosiddette “agromafie”, agevolando Cosa nostra che grazie al loro operato poteva incrementare il suo potere di infiltrazione in attività economiche collegate allo sfruttamento di vaste aree agricole e l’ottenimento di contributi comunitari. In carcere sono fniti Antonio, Domenico, Giovanni e Giacomo Di Dio, arrestati anche Giuseppe Fascetto Sivillo e Caterina Primo.
Gli arresti domiciliari sono poi stati disposti per i fratelli Domenico e Rodolfo Virga, ritenuti elementi di spicco al mandamento mafioso palermitano di San Mauro Castelverde. Stessa misura cautelare per Ettore Virga, Salvatore Dongarrà e Carmela Salerno.
Tra le misure cautelari c’è anche l’interdizione dall’esercizio dell’attività professionale per Giuseppe Dottore, notaio della provincia di Catania, che si sarebbe prestato a stipulare ripetuti atti falsi che hanno costituito il presupposto per la realizzazione di svariate truffe aggravate ai danni dell’Agea.