Mistretta gestita da un “comitato di affari”. Ecco gli atti della relazione prefettizia che ha sciolto l’Ente

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Cinquanta pagine di relazione (nella quale non manca qualche errore “storico” sulle vicende del comune) ed una serie di passaggi che chiariscono molti ruoli di amministratori e consiglieri, tracciando in modo trasversale tra maggioranza ed opposizione, rapporti poco chiari che sfociano, leggendo gli atti, in un “comitato di affari” che avrebbe agito in questi anni.
In attesa del decreto ufficiale di scioglimento del consiglio comunale di Mistretta, che dovrebbe essere pubblicato nella prossima Gazzetta Ufficiali, passa attraverso alcuni degli atti passati al vaglio del consiglio dei Ministri, la prima valutazione dell’ispezione ministeriale durata sei mesi e che ha portato, il mese scorso, all’azzeramento degli organi politici mistrettesi ed all’arrivo di tre commissari straordinari.
Dalla relazione inviata dal Ministro degli Interni al Presidente della Repubblica, emergono forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata tali d’aver compromesso la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione dell’Ente.
La commissione d’accesso, partendo dall’inchiesta “Concussio”, che ha portato all’esecuzione di custodia cautelare in carcere, tra gli altri, un consigliere comunale di Mistretta (ancora detenuto) ha analizzato la rete di rapporti e cointeressenze tra amministratori comunali, mondo dell’imprenditoria locale e criminalità di tipo mafioso ed i riflessi che tali attività hanno prodotto sull’attività dell’amministrazione comunale. E nel documento che condensa in maniera sintetica le 50 pagine di relazione prefettizia si parla proprio di situazioni d’incompatibilità di qualche consigliere e di coinvolgimento diretto nella gara d’appalto. Ma questo aspetto emerse solo nel 2015, ovvero un anno dopo i fatti senza il consiglio comunale facesse emergere questo aspetto.
Passaggio più preoccupante, invece, è quello relativo alla creazione di un vero e proprio “comitato d’affari” costituito da alcuni amministratori locali ed esponenti della criminalità organizzata che ha fortemente condizionato le scelte amministrative dell’Ente.
Negli atti si fa emergere anche la figura di un altro consigliere comunale per il quale la commissione d’accesso ha verificato, anche sulla base di risultanze processuali, la sua appartenenza ad un’articolata struttura criminale finalizzata al controllo politico amministrativo dell’intera area mistrettese.
Un altro passaggio definisce invece la “mala gestio” del patrimonio comunale, in particolare dei fondi rustici che ha determinato una situazione finanziaria deficitaria, stigmatizzata anche dalla Corte dei Conti che ha ritenuto la gestione del patrimonio immobiliare assolutamente inadeguata. Inoltre il Comune non avrebbe riscosso i canoni di locazione e numerosi terreni sono detenuti in assenza di contratto o di altro idoneo titolo di possesso mentre è stato rilevato che esponenti della criminalità organizzata o soggetti ad essa contigui, sono possessori di terreni comunali.
Altro aspetto sottolineato, infine, tira in ballo il possesso di un fondo del Comune da parte una persona – di cui vengono segnalati rapporti con la famiglia mafiosa egemone – stretto parente di un esponente di vertice dell’amministrazione comunale.
Irregolarità sono segnalate dalla Prefettura anche per il nolo a caldo dei mezzi per lo sgombero neve dalle principali strade comunali e per il servizio refezione scolastica della scuola primaria e secondaria affidata ad un impresa riconducibile ad altro amministratore comunale.
Insomma aspetti che, insieme ai nomi di consiglieri ed amministratori i cui nomi sono al momento secretati, hanno convinto il ministero a sciogliere giunta e consiglio comunale.
Ma altro dovrebbe emergere ancora dai documenti. Per questo sarà importante ora attendere cosa scrivere la presidenza della Repubblica nel decreto che andrà in Gazzetta, con ogni probabilità, questa stessa settimana.