Acquedolci, quarto incontro per i giovani della Diocesi di Patti

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La Chiesa Madre di Acquedolci ha ospitato il quarto incontro del cammino che i giovani della Diocesi di Patti, su proposta del Servizio di Pastorale Giovanile, presieduto da don Giuseppe Di Martino, stanno percorrendo alla luce del Sinodo dell’ottobre 2018.

La riflessione si è incentrata sulla figura del profeta Giona “inviato da Dio – ha sottolineato il vescovo, monsignor Guglielmo Giombanco, nella sua lectio – in una città che ha bisogno di conversione”. “Giona – ha proseguito – ha piena coscienza che incontrerà ostacoli e resistenze e preso dalla paura fugge, anzichè andare a Ninive. La paura lo induce a non fare il profeta, a non parlare a nome di Dio, a tacere”. Dopo essere finito nel ventre della balena ed essere stato rigettato sulla spiaggia “Giona – ha detto ancora il vescovo – si converte e questa volta accoglie l’invito di Dio e va a Ninive. Il risultato è sbalorditivo: la città si converte e Dio si ravvede riguardo al male che aveva minacciato nei confronti della città”. Dall’esperienza di Giona, monsignor Giombanco ha tratto spunto per evidenziare che “ninive possono essere benissimo le nostre comunità, le città, i luoghi dove noi e i fratelli viviamo la vita di ogni giorno. Anche a noi, come al profeta, il Signore chiede di alzarci dal quietismo per inviarci ad annunciare il suo messaggio”. “Può capitare anche a noi – ha messo in guardia il vescovo – di cadere nella tentazione dell’illusione che per vivere meglio bisogna far finta di non vedere; tutto spinge a tacere, il che equivale a fuggire. Quanta pavidità, quanta paura di dire la verità è diffusa nella società e nella Chiesa. Essere profeti costa caro, perché non si è allineati, si è emarginati, si è diffidati se non si dà ragione a chi ha il potere, si è osteggiati. E allora si pensa sovente: meglio stare zitti, meglio l’omologazione, meglio adulare e dire sempre sì”. Il Pastore della Chiesa Pattese ha allora posto l’accento sulle “paure sane”. “La paura di ingessare la Parola, bloccandola nella vischiosità dei nostri pregiudizi; il constatare ogni giorno, anche con smarrimento, la nostra radicale inadeguatezza ad armonizzare il mondo”. Da qui la necessità di un prudente timore di non capire l’uomo del nostro tempo, il corso degli avvenimenti, le fatiche e i drammi dei poveri, la disperazione dei giovani”. “Le nostre comunità, le nostre città – ha concluso monsignor Giombanco – attendono che noi usciamo dal nostro individualismo personale ed ecclesiale e ci impegniamo ad indicare orizzonti di vita evangelici. Continueremo ad abitare a Ninive, nelle nostre città, ma annunciando l’amore, la misericordia di Dio, vivendo in compagnia degli uomini con fiducia, con speranza, tentando ai amare e accettando di essere amati”. Come sempre, un momento molto intenso è stato quello dell’adorazione eucaristica, con la riflessione personale e la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazone, cui è seguita la benedizione con il Santissimo. Il prossimo incontro si terrà il 6 aprile a Santo Stefano di Camastra; il 12 maggio il cammino annuale si concluderà con la Giornata dei Giovani a San Fratello.