Sos autostrade, un dossier che preoccupa

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Viaggiare informati, o forse è meglio di no, altrimenti  probabilmente gli automobilisti siciliani, e non soltanto loro, sceglierebbero di restare a casa piuttosto che percorrere le autostrade dell’Isola.

Non sono infatti rassicuranti i dati contenuti nei report riservati che periodicamente sono inviati al Consorzio per le autostrade siciliane, alla Prefettura e all’Anas; a portarli allo scoperto è la Gazzetta del Sud, mettendo in evidenza le numerose criticità della rete autostradale che attraversa la Sicilia. Uno scenario sconfortante dal quale emerge, ad esempio, che la manutenzione ordinaria non verrebbe più effettuata da anni a causa dell’assenza di fondi; che le due autostrade, A18 e A20, che confluiscono su Messina, sono in pessime condizioni; che lungo la Tangenziale, e in altre tratte, si sono verificati qualcosa come circa 900 incidenti nell’ultimo periodo di monitoraggio. Secondo il report, proprio la situazione della zona della Tangenziale, da Tremestieri a Boccetta su tutte e due le carreggiate, è fra le più critiche. In particolare, ad essere ridotti male, sarebbero tutti gli svincoli che, ad eccezione di Gazzi, «presentano il manto stradale ammalorato e dissestato». Per non parlare poi delle gallerie, per le quali viene riportato che nella maggior parte dei casi «oltre ai già citati problemi derivanti dalla manutenzione del manto stradale, si aggiungono un impianto di illuminazione scadente e la presenza di copiose infiltrazioni d’acqua che riversandosi nel terreno aumenta sensibilmente le insidie». La situazione non migliora nemmeno, fuor di metafora, uscendo dal tunnel, poiché il report afferma che «per quasi tutta la tratta e per lunghi tragitti, la pavimentazione appare vetusta, ammalorata e con buche sparse, anche perché gli interventi posti in essere risultano insufficienti e consistono sovente in rappezzamenti parziali che comunque non risolvono il problema». Persino le aree a verde presentano diverse problematiche, poiché si dice che «è stata notata la vegetazione fuori controllo che ha assunto ormai proporzioni boschive celando la segnaletica, il guardrail e qualche volta perfino la corsia di emergenza». Intanto, l’effetto del crollo del ponte Morandi a Genova è arrivato fino in Sicilia e il presidente della Regione Nello Musumeci vuole sapere in che condizioni siano i ponti e viadotti della Trinacria. Un incontro sul tema, è previsto venerdì nella sala Blu di Palazzo d’Orleans a Palermo, al quale prenderanno parte, tra gli altri, anche Anas e i sindaci metropolitani di Messina, Catania e Palermo. Parteciperà pure il neo direttore generale del Cas Salvatore Minaldi, che in questi giorni ha preparato un primo report. «Sicuramente dobbiamo allargare le nostre conoscenze in maniera straordinaria – ha dichiarato il dirigente – sappiamo che ci sono delle criticità e ci stiamo muovendo per avere ulteriori riscontri oltre a quelli che abbiamo già. Il Cas fa dei monitoraggi continui, ma adesso dobbiamo approfondirli». Un’attenzione particolare sarà verosimilmente riservata ai ponti. «I viadotti costruiti nella prima fase –spiega Minaldi – quella per intenderci a cavallo degli anni Settanta, hanno priorità. Per esempio quelli della tangenziale di Messina sono fra questi. Altri sono i più vecchi della Messina-Catania che fu costruita nel 1973. Ipotizziamo una campagna di indagini approfondita attraverso strumenti scientificamente avanzati, con dei sensori per capire come stiano le parti più antiche di quelle strutture. Al tavolo di venerdì arriveranno diverse ipotesi – prosegue poi – fra queste anche quella che prevede il coinvolgimento delle università siciliane ed ovviamente anche di Messina. In tal senso ho già chiesto la disponibilità, per tramite del professore Nino Recupero, esperto di ponti, che ho incontrato nei giorni scorsi. Conoscendo dove siano le criticità potremo intervenire per affrontarle. Ma il Cas ha una grossa carenza di personale tecnico e questo è un limite».