Operazione Terzo Livello, tutti i dettagli e gli indagati

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Un sistema di favoritismi all’interno dell’amministrazione pubblica e che permetteva di controllare attività pubbliche e private nel messinese. Al centro del sistema svelato dalla Dia di Messina, in sinergia con il Centro operativo di Catania, Palermo, Reggio Calabria, Bari, Roma, Caltanissetta l’ex presidente del consiglio comunale di Messina Emanuela Barrile finita ai domiciliari con la pesante accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di plurimi reati contro la pubblica amministrazione, atti contrari ai suoi doveri, accesso abusivo ai sistemi informatici del Comune.
Una inchiesta che scuote il messinese, quella coordinata dalla Procura peloritana e che porta alla luce una fitta rete interessi che puntavano al controllo di affari in riva allo Stretto.
Sono in tutto 13 le misure cautelari notificate dalla Direzione Investigativa antimafia per due filoni diversi che però confluiscono nelle carte dei magistrati.
Undici sono arresti, tra carcere e domiciliari, due sono misure interdittive, mentre nell’indagine risultano altri 8 indagati. Oltre alla Barrile, l’unica esponente politica coinvolta nell’inchiesta, anche imprenditori, ed ex rappresentanti dei vertici delle partecipate del Comune di Messina, come Amam e Atm. Tra i nomi c’è quello del direttore generale dell’azienda di trasporti comunale Atm, Daniele De Almagro, il costruttore milazzese Vincenzo Pergolizzi, l’imprenditore della società di riscossione Sire, Sergio Bommarito, e Francesco Clemente, fino al 2010 dirigente del Comune di Milazzo.
Barrile, esponente di Forza Italia vicina a Francantonio Genovese, col quale aveva però rotto in occasione delle elezioni, solo pochi mesi fa, quando decise di candidarsi in solitaria, avrebbe anche violato l’accesso al sistema comunale, per estrapolare dei dati a favore di imprenditori che lei favoriva, a scapito di altri e dai quali poi otteneva favori che le consentivano di rafforzare il suo consenso elettorale.
Sarebbero vari gli episodi in cui l’ex candidata sindaco, avrebbe favorito imprenditori, come nel caso di Toni Fiorino, noto titolare di una catena di supermercati, anche lui indagato.
Un secondo contesto investigativo, invece, riguarda l’attività di Pergolizzi, considerato contiguo alla criminalità organizzata operante a Barcellona, Messina e Catania, che attraverso la complicità di familiari e persone di fiducia, ha sottratto alle procedure di prevenzione nei suoi confronti, il rilevante patrimonio immobiliare delle società a lui riferibili

In carcere
PERGOLIZZI Vincenzo, classe ‘53;

  • arresti domiciliari nei confronti di:
  1. BARRILE Emilia, classe ‘70;
  2. ARDIZZONE Marco, classe ‘72;
  3. CLEMENTE Francesco, classe ‘67;
  4. PERGOLIZZI Stefania, classe ‘78;
  5. PERGOLIZZI Sonia, classe ‘80;
  6. CORDARO Carmelo, classe ‘60;
  7. ADIGE Michele, classe ‘80;
  8. MERLINO Vincenza, classe ‘64;
  9. PULLIA Carmelo, classe ‘68;
  10. LUCIANO Giovanni, classe ‘65;
  • sospensione dal pubblico ufficio in atto ricoperto per la durata di sei mesi nei confronti di:
  1. DE ALMAGRO Daniele, classe ‘65;
  • divieto temporaneo, per la durata di sei mesi, di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire uffici apicali in seno ad imprese e persone giuridiche nei confronti di:
  1. FIORINO Antonio, classe ‘66

Le misure di natura finanziaria-patrimoniale, hanno colpito gli interi capitali sociali e compendi aziendali della “PER.EDIL SRL”, della “CO.STE.SON. srl” e della “ER.GI. COSTRUZIONI srl”, oltre ben 11 cespiti immobiliari rientranti nel patrimonio personale di uno dei soggetti oggi colpiti anche dalla misura cautelare personale, per un valore complessivo stimato prudenzialmente in euro 35 milioni.