venerdì, Marzo 1, 2024

Duplice omicidio di Ucria, confermata in Appello la condanna a 30 anni per Salvatore Russo

A sinistra le due vittime, in alto Fabrizio ed in basso Antonino Contiguglia. A destra Salvatore Russo
A sinistra le due vittime, in alto Fabrizio ed in basso Antonino Contiguglia. A destra Salvatore Russo

E’ stata confermata in Corte d’Appello a Messina la sentenza a 30 anni di carcere per Salvatore Russo, il 32enne macellaio di Paternò accusato del duplice omicidio della sera di Ferragosto del 2019 quando, a Ucria, furono uccisi a colpi di arma da fuoco Antonino e Fabrizio Contiguglia, rispettivamente di 62 e 27 anni, zio e nipote.

Il collegio penale, presieduto da Carmelo Blatti, ha confermato in toto il verdetto di primo grado, emanato lo scorso 30 aprile, che aveva inflitto a Russo 30 anni di carcere. Confermate anche le assoluzioni “perché il fatto non sussiste” gli imputati Vittorio, Santino e Salvatore Contiguglia, parenti delle due vittime, che rispondevano di violenza privata in concorso

Alla base del duplice omicidio, che sconvolse la comunità nebroidea nella serata del 15 agosto del 2019, ci fu una banale lite scaturita per l’utilizzo di un parcheggio nel pieno centro di Ucria, dove Russo stava trascorrendo le vacanze estive insieme al cognato ed alle rispettive famiglie. Il 14 agosto Russo ed il cognato, Daniele Balsamo, ebbero uno scontro verbale con i componenti della famiglia Contiguglia per l’uso di un posto auto.

Così nella serata di ferragosto, insieme ad altri quattro familiari, Santino Contiguglia si recò a casa di Russo, chiedendogli di uscire per un chiarimento. Secondo la prima ipotesi formulata dagli inquirenti il paternese si impossessò della pistola a seguito di una colluttazione con i Contiguglia, tanto che inizialmente i suoi legali invocarono la legittima difesa. La ricostruzione balistica e le successive indagini, però, portarono a ben altre conclusioni.

Il pm scrisse che la pistola, una Beretta semiautomatica calibro 7.65, era detenuta illegalmente dello stesso Russo, che nella notte del 14 agosto fece ritorno a Paternò per tirarla fuori da una botola e portarla con sé ad Ucria: da qui l’ipotesi della premeditazione, poi scartata dai giudici della Corte d’Assise.

Nella vicenda Russo è stato assistito dagli avvocati Enrico Trantino e Salvatore Liotti, di Catania, mentre i tre Contiguglia dagli avvocati Giuseppe Bonavita e Luigi Gangemi. I familiari dei Contiguglia come parte civile, sono stati poi rappresentati dagli avvocati Luigi Gangemi, Alessandro Pruiti e Giuseppe Bonavita.

Russo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.

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