giovedì, Maggio 23, 2024

Violenza sessuale e maltrattamenti: assolto in Appello 46enne di Naso

tribunale messina
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Assolto dall’accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di una donna affetta da disabilità psichica.

La Corte d’Appello di Messina ha integralmente ribaltato la sentenza di condanna alla pena di 7 anni e 6 mesi di reclusione, che in primo grado di giudizio era stata inflitta ad un 46enne di Naso, a seguito di un procedimento penale avviato d’ufficio dopo la segnalazione della Direzione Sanitaria del Presidio Ospedaliero di Patti, che segnalava alla Procura della Repubblica il parto di una giovane ragazza affetta da grave disturbo cognitivo e ritardo mentale.

La vicenda fece molto discutere nel centro nebroideo, in quanto l’episodio verificatosi a Naso nel mese di gennaio 2015, presentava molti aspetti oscuri ed ambigui sul periodo di gestazione della donna, che addirittura partorì in casa in condizioni estemporanee, tanto da necessitare l’immediato ricovero presso il reparto di rianimazione del nosocomio di Patti, a causa dei postumi del parto.

Le indagini degli inquirenti si concentrarono subito su G.I., il quale all’epoca dei fatti viveva con la ragazza e con la madre di quest’ultima. L’uomo venne subito ritenuto responsabile di avere costretto la donna a subire atti di violenza a sfondo sessuale, abusando dello stato di minorità psichica di quest’ultima, senza tuttavia essere sottoposto ad alcuna misura cautelare.

Dopo un lungo e complesso iter dibattimentale, il Collegio Penale del Tribunale di Patti, ha condannato in primo grado l’imputato per il reato di maltrattamenti e violenza sessuale, infliggendogli la pena di anni 7 e mesi 6 di reclusione, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed all’interdizione legale per tutta la durata della pena, nonché al risarcimento dei danni subiti dalla parte civile.

Avverso la sentenza di condanna, G.I. proponeva appello con l’Avv. Daniele Letizia, facendo leva sull’incapacità a testimoniare della persona offesa e sulla contraddittorietà dei motivi della sentenza che si poneva in evidente contrasto con tutte le altre risultanze processuali.

Nell’accogliere integralmente le eccezioni difensive dell’Avv. Daniele Letizia, la Corte di Appello di Messina il 10 maggio scorso ha riformato la sentenza impugnata, assolvendo l’imputato dal reato di maltrattamenti con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste ed, al contempo, ha dichiarato di non doversi procedere in ordine al delitto di violenza sessuale, perché nel ritenere cessata qualunque forma di connessione con il primo reato, ciò rendeva improcedibile il delitto di cui al capo B) dell’imputazione per mancanza della querela, essendo il reato di violenza sessuale procedibile a querela di parte.

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