lunedì, Maggio 27, 2024

Scoperti altri 87 furbetti del reddito. Tra questi anche un 24enne arrestato nell’operazione “Nebrodi”

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Si allunga la lista dei truffatori del reddito di cittadinanza. Dopo i 267 casi scoperti recentemente, i carabinieri del Comando provinciale di Catania hanno denunciato alla procura di Caltagirone altri 87 casi, distribuiti nel territorio delle Compagnie di Caltagirone e di Palagonia. L’importo complessivo indebitamente riscosso ammonta a circa 600 mila euro.

Tra gli indagati anche un esponente della mafia de pascoli, arrestato nell’operazione «Nebrodi». La complessa attività investigativa ha interessato l’area del Calatino-Palagonese ed è stata svolta insieme alla direzione provinciale dell’Inps, con il supporto dei militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania.

Le indagini, partite da persone che non avevano dichiarato di essere già riscossori dell’indennità di disoccupazione agricola, hanno poi accertato altri stratagemmi attraverso cui i furbetti avrebbero ingannato lo Stato per ottenere il beneficio. Oltre alla mancata comunicazione dei redditi da lavoro dipendente – le giornate di lavoro – i militari dell’Arma e il personale dell’Inps hanno scovato false attestazioni su composizione e redditi dei nuclei familiari ed individuato alcuni extracomunitari che riscuotevano il sussidio, pur non residenti in Italia da almeno 10 anni.

Tra questi, emblematica la figura di un 24enne di Caltagirone, che già arrestato nel gennaio 2020 nell’ambito dell’operazione «Nebrodi», per associazione a delinquere di stampo mafioso, contraffazione, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falso, aveva incassato senza averne diritto circa 8 mila euro. Degli 87 denunciati, circa la metà sono già noti alle forze dell’ordine per reati che vanno dalla detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, al porto abusivo di armi, rapina, resistenza a pubblico ufficiale, truffa ai danni dello Stato e falso.

Dagli accertamenti è inoltre emerso come in 32 casi la richiesta non sia stata avanzata da colui che ne avrebbe beneficiato, ma dalle mogli e sorelle degli indebiti percettori, che tuttavia in seguito non avrebbero riferito all’Inps che i propri congiunti avevano intrapreso un’attività lavorativa. L’importo complessivo riscosso indebitamente, a vario titolo, tra il 2019 e lo scorso settembre, è di circa 600mila euro. L’Inps ha già revocato il beneficio con efficacia retroattiva a tutti i denunciati e ha altresì avviato le necessarie procedure di restituzione di quanto illecitamente percepito.

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