domenica, Luglio 14, 2024

“Ti sparo in testa”, minacce nei confronti di un 19enne. Arrestati due giovani dei Nebrodi

Foto Sant'Agata di Militello 3

Una brutta storia di violenza e bullismo arriva dalla provincia di Messina. A finire nei guai un 18enne e un 17 del comprensorio tirrenico-nebroideo, accusati di essere i presunti responsabili di minacce, lesioni e tentata estorsione ai danni di un 19enne, originario di un paese dei Nebrodi. L’operazione è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello, dopo l’ordinanza della Procura.

I fatti risalgono alla serata del 24 febbraio scorso, quando i tre giovani, dopo aver trascorso una serata di svago a Gioiosa Marea con la macchina del padre di uno dei tre indagati, non si erano fermati a un posto di controllo dei Carabinieri, allontanandosi.

I Carabinieri avevano rintracciato il mezzo fermo lungo la strada dopo pochi minuti, riuscendo ad identificare solo il 19enne. Gli altri due, verosimilmente in possesso di stupefacenti, si erano infatti dati alla fuga a piedi, facendo perdere le loro tracce.

Quell’episodio (a seguito del quale era stato multato solo il 19enne) è stato utilizzato dagli indagati come pretesto per avanzare la richiesta di pagamento di 300 euro ai danni dell’amico, come un vero e proprio “indennizzo” per l’accaduto, ritenendolo “colpevole” di aver fatto la “spia” e collaborato con le Forze dell’Ordine.

Gli indagati infatti pensavano che il loro compagno avesse collaborato con i Carabinieri, e fornito loro le indicazioni per identificarli.   

La richiesta di denaro era stata accompagnata, nel corso del tempo, da un crescendo di violenze e minacce.

Prima i due indagati avevano inviato al 19enne una lunga serie di messaggi WhatsApp minatori  con espressioni del tipo “Tu sei morto!” e “ti sparo in testa”, poi gli avrebbero teso un vero e proprio agguato innanzi l’istituto scolastico da lui frequentato, colpendolo con una violenta testata al viso.

Successivamente, si sarebbero presentati all’interno della scuola al fine di ribadire le loro “pretese risarcitorie”, proseguendo nei loro messaggi di minaccia e giungendo, persino, a evocare conoscenze con pregiudicati pericolosi. Infinte avrebbero minacciato anche il padre del giovane, intervenuto in difesa del figlio.

Dopo queste ripetute condotte, la vittima ha deciso di non sottostare alle vessazioni, si è rivolta ai Carabinieri, anche per il timore di poter subire altre e più gravi conseguenze.

L’indagine svolta dai militari dell’Arma, diretta dalle Procure della Repubblica di Patti e dei Minorenni di Messina, ha messo così fine al protrarsi delle intimidazioni e delle azioni violente da parte dei due. Per effetto delle ordinanze cautelari, l’indagato maggiorenne è stato quindi sottoposto agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, mentre il minorenne è stato collocato in una comunità.

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