mercoledì, Aprile 17, 2024

È tempo di Natale, è tempo di mangiare: la Sicilia a tavola il 24 e il 25 dicembre

shutterstock_237248011

Nel dizionario delle regioni italiane, non c’è dubbio che una delle prime e universalmente note definizioni della nostra Sicilia sia voce del verbo mangiare. Ecco, Natale è senza dubbio una delle occasioni perfette per darne con orgoglio conferma.

Cene coi parenti, cenoni con quegli altri che proprio non sopportano i parenti di cui prima (neanche per mangiarci assieme), pranzi interminabili, riunioni di famiglia. Ma cos’è che riempie le lunghe tavolate, oltre alle persone che vi si siedono attorno?

Tra i primi piatti, vince a mani basse il premio per numero di ingredienti la cosiddetta pasta ‘ncaciata, più comunemente nota come pasta al forno. La regola è questa: “chi più ne ha, più ne metta”. Di uova, prosciutto, salsa, melanzane, formaggi… Non c’è limite alla fantasia. Sostanzioso anche il pasticcio di Natale, composto da un impasto farcito con sugo di pomodoro, macinato, cavolfiore, pasta, pecorino e ricotta: un nome una garanzia.

Quanto ai secondi, la scelta sembra essere obbligata: o carne o pesce. Celebre e particolarmente ironico, tra tutti, il falsomagro, un involtino di carne di vitello servito su un letto di cipolle (lì dove soffice e digeribile diventano sinonimi) o cosparso di sugo. L’aspetto più interessante, come di qualunque cosa si ritenga si possa in un modo o nell’altro farcire, è il ripieno: uova e prezzemolo, mortadella o prosciutto, formaggi vari. Il siciliano medio, tuttavia, almeno per la vigilia, sembra propendere per un menù di mare: calamari fritti o ripieni, aringa affumicata, pesce stocco, in insalata o alla ghiotta, baccalà fritto, sarde a beccafico.

Infine, visto che brindare senza dolce sembra porti male, la lista dei dessert: al di là dei grandi classici – pandori e panettoni, tradizionali o acutamente rivisitati – fanno la loro trionfale comparsa nelle case dei siciliani (perché raramente i siciliani trascorrono il Natale altrove) torroni, torroncini, biscotti, cannoli, sfince, cassate, la cubaita… Vince però su tutti il tradizionale buccellato, una frolla a forma di ciambella che, per aggiudicarsi il titolo di re dei dolci natalizi, non poteva che essere ripiena: di fichi secchi, uva passa, noci, mandorle, miele e frutta candita.

Lunga come le tavolate sarà con ogni probabilità anche la digestione, ma, se di tradizione si tratta, chi può toccarla?

Articolo di Federica Margherita Corpina

Facebook
Twitter
WhatsApp