sabato, Maggio 21, 2022

30 anni da Capaci e Via D’Amelio: gli studenti di Castell’Umberto incontrano Agostino e Palazzolo

Locandina progetto Legalità Istituto Castell'Umberto Vincenzo Agostino e Salvo Palazzolo

Due importanti incontri, per gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Castell’Umberto, in occasione del 30esimo anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio: giungono infatti a compimento i percorsi di Lettura e Legalità 2022 dell’Istituto diretto da Maria Ricciardello.

Sabato 7 maggio 2022 alle ore 10.00 gli alunni del plesso di Castell’Umberto incontreranno Vincenzo Agostino, oggi 84 anni, definito un Padre coraggio, che, il 5 agosto 1989 assistette all’omicidio del figlio Nino, agente della polizia di Stato in servizio a Palermo, ucciso quasi di fronte alla porta di casa insieme alla moglie Ida Castelluccio, 19 anni, incinta.

Assassinati uno a fianco allaltra da un commando di uomini armati. Per qualche metro, entrambi agonizzanti, si trascinarono mano per mano verso il cancello di casa. Il luogo: la spiaggia di Villagrazia di Carini, a pochi chilometri da Palermo.

Gli alunni insieme ai docenti hanno potuto conoscere a fondo questa vicenda grazie alla visione del film-documentario “Io so chi siete”: le parole che Ida Castelluccio, prima di morire per via di una pallottola nel cuore, urla agli assassini del marito. Da quel momento l’omicidio Agostino rimane avvolto per troppi anni nel mistero e nel silenzio, e da pochi anni è stato ripreso e ridiscusso in processo. Nino Agostino di giorno era un poliziotto e la sera un cacciatore di latitanti, e in quel periodo stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura del 21 giugno 1989, quando sulla spiaggia sulla quale sorgeva la villa di Giovanni Falcone, alcuni agenti di scorta trovarono un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. Fu proprio partendo dall’Addaura che il magistrato palermitano, come è noto, parlò del possibile coinvolgimento di persone esterne a Cosa Nostra.

In ricordo della giornata Vincenzo Agostino farà dono alla scuola di un tema scritto dal figlio Nino Agostino quando aveva 18 anni, allora studente della V ELC dell’istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III di Palermo. Il tema era sulla criminalità. Era il 1979. E Nino, come tutti lo chamavano, aveva già le idee ben chiare su mafia e legalità. Un compito in classe che parla di “potere occulto”, delle “diramazioni della mafia tali da far tremare le fondamenta di un grattacielo”, “dell’indifferenza del cittadino”. Parole scritte da un ragazzo di 18 anni che adesso sembrano terribilmente profetiche del suo tragico destino.

Giovedì 12 maggio 2022 alle ore 9.00, le classi della scuola media dellIstituto comprensivo di CastellUmberto, Sinagra Raccuia e Ucria, in collegamento on line, incontrano il giornalista Salvo Palazzolo, autore, con Agnese Borsellino, del libro Ti racconterò tutte le storie che potrò”. Presenta l’evento Rossana Franzone, giornalista.

Salvo Palazzolo, inviato speciale del quotidiano la Repubblica”, vive e lavora a Palermo. Negli ultimi trentanni ha raccontato le trasformazioni del fenomeno mafioso dopo le stragi. È tra gli sceneggiatori delle docu-fiction “Scacco al re. La cattura di Provenzano”, “Doppio gioco”, “Le talpe dellantimafia” e “Le mani su Palermo” andate in onda su Rai 3. Tra le sue pubblicazioni: “Ti racconterò tutte le storie che potrò” con Agnese Borsellino, “Collusi” con Nino Di Matteo, “Il codice Provenzano” con Michele Prestipino, “I pezzi mancanti. Viaggio nei misteri della mafia”, e il recentissimo “I fratelli Graziano Stragi di mafia, segreti, complicità”.

La signora Agnese ha voluto utilizzare gli ultimi mesi della sua vita per lasciare dietro di sé – ai figli, ai nipoti, alle persone che mantengono vivo il ricordo di Paolo Borsellino e, in definitiva, a tutti gli italiani – i ricordi di una vita accanto a un eroe civile, che era un uomo normale, innamorato della moglie, giocoso con i figli, timido ma anche provocatorio, generoso e indimenticabile.

Nel trentennale delle stragi di Capaci e Via DAmelio proprio l’esempio e le parole di Agnese Borsellino, ancorate a un amore infinito, sono il modo più bello per toccare il cuore dei giovani, educare all’impegno civile e alla memoria: “E mi sembrerà di sentire la voce di Paolo che accoglie a braccia aperte i suoi nipoti e a ognuno racconta una storia bellissima. Nessuno di loro ha conosciuto questo nonno così speciale. Ecco un altro motivo per cui ho deciso di scrivere, perché i miei bambini possano portare sempre nel cuore la gioia e la forza di nonno Paolo. Tutti i bambini del mondo dovrebbero crescere con la gioia e con la forza nel cuore. La gioia e la forza di una storia a cui si sono appassionati. Se non ce lhanno ancora, proverò io a raccontargliela”.

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