Portorosa – Frode per percepire fondi pubblici, misure cautelari per tre imprenditori di Furnari e sequestro di beni per 135 mila euro

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I finanzieri del comando provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e reale e notificato a tre imprenditori l’interdizione dall’esercizio dell’attività di impresa e professionale, in qualsiasi forma, per la durata di un anno, nonché sottoposto a sequestro somme e beni per un valore di 135 mila euro.
Il provvedimento cautelare, basato su imputazioni provvisorie e che dovranno comunque trovare conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, è stato emesso dal gip del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, su richiesta della procura della repubblica della stessa città, coordinata dal procuratore capo Emanuele Crescenti, in relazione ad un grave e convergente quadro accusatorio, relativo all’individuazione di un articolato sistema di frode che ha indebitamente fruttato agli indagati la percezione di ingenti fondi pubblici.
Le Fiamme Gialle pattesi, delegate dal sostituto procuratore della repubblica di Barcellona Veronica De Toni hanno focalizzato l’attenzione investigativa sul complesso turistico di Portorosa; sono state attratte da una serie di anomalie relative ad una società di Portorosa, attiva nel settore turistico-marittimo, che aveva richiesto ed ottenuto un finanziamento agevolato di circa 135 mila ero.
Sarebbe stato rilevato come la società risultasse priva di qualsiasi struttura logistica e predisposta al solo fine di accedere alle linee di credito destinate a sostenere lo sviluppo di piccole attività imprenditoriali ad opera di disoccupati o persone in cerca della prima occupazione: agevolazioni finanziarie consistenti in contributi a fondo perduto e mutui a tasso agevolato, gestiti dalla società pubblica “Invitalia SpA” la quale, su mandato governativo, agisce al fine ultimo di accrescere lo sviluppo e la competitività del paese.
Di qui, quindi, l’avvio di approfondimenti dei tre imprenditori destinatari della misura interdittiva (da ritenersi non colpevoli fino a sentenza passata in giudicato), nonché nei confronti della società di riferimento, rilevando come, per il tramite di quest’ultima, avessero presentato un progetto d’investimento finalizzato al “noleggio imbarcazioni con skipper o senza skipper, gite turistiche ed escursioni giornaliere con skipper”, da sottoporre al vaglio dei funzionari di “Invitalia SpA”, deputati all’istruttoria della pratica di finanziamento.
Proprio in questa fase è emerso come, per dimostrare l’effettività dell’investimento programmato, i tre non esitassero a falsificare l’autorizzazione di agibilità di un immobile, attraverso una lettera riproducente, illecitamente, il logo del comune di Furnari, giungendo persino a produrre un contratto di locazione commerciale riportante, anche in questo caso falsamente, il timbro di registrazione dell’Agenzia delle Entrate di Barcellona Pozzo di Gotto.
Ad aggravare il quadro investigativo ulteriori circostanze; in particolare, si è acquisito come le provviste finanziarie illecitamente acquisite venissero utilizzate, tra l’altro, per l’acquisto di cinque imbarcazioni di diverse dimensioni, concesse in locazione ad altra impresa, in violazione degli obblighi scaturenti dai termini contrattuali convenuti con “Invitalia Spa”, ovvero svolgendo, in tal modo, un’attività commerciale diversa da quella ammessa dall’agevolazione e contraria agli obblighi contrattuali imposti per la concessione della sovvenzione.
Da tutti questi elementi il gip, potendo ritenere la società “un mero strumento nelle mani degli indagati per ottenere il finanziamento a fondo perduto”, ha disposto le misure interdittive nei confronti dei tre ed il sequestro per equivalente del contributo a fondo perduto illecitamente ottenuto.
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