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Vaccini anti-Covid – Pfizer il 30% meno efficace contro variante Delta secondo uno studio israeliano

L’Italia supera le 55 milioni di dosi di vaccino somministrate, di cui 4 milioni e 75mila in Sicilia, ed intanto il Lazio è l’unica regione d’Italia in cui cittadini under 60 possono volontariamente scegliere di avere somministrati i vaccini AstraZeneca e Johnson&Johnson.
E a far eco alla scelta della regione Lazio, scrive “La Stampa”, è il commissario nazionale per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo, che annuncia una svolta di questo tipo anche a livello nazionale, necessaria perché nel mese di luglio le forniture di Pfizer diminuiranno del 30%.

Ma non si placano le polemiche, anche perché la Regione Lazio ha scelto di anticipare a 56 giorni la somministrazione della seconda dose del vaccino di Oxford a chi non ha ancora compiuto i 60 anni. Una strategia, come ha spiegato l’assessore alla salute della regione Lazio D’Amato, per completare quante più vaccinazioni sia possibile prima che la variante Delta diventi dominante.

E intanto è allo studio l’efficacia del vaccino Pfizer nel contrasto alla diffusione della variante Delta, ex indiana: il 30% in meno, secondo i dati diffusi dal ministero della Sanità israeliana, in un’analisi dell’infezione in un Paese dove l’immunizzazione di massa è avvenuta in maniera esclusiva con quel tipo vaccino. I dati – pur ribadendo che il vaccino protegge dai casi seri e dall’ospedalizzazione – indicano che l’efficacia nel prevenire casi sintomatici è scesa di circa il 30%, passando dal 94% di maggio al 64% di giugno a fronte del diffondersi della variante Delta.

Si studia anche l’efficacia a lungo termine del vaccino Pfizer: sono ben tre le ricerche su Nature che dimostrano che la risposta immunitaria induce l’organismo alla creazione di plasmacellule e cellule B della memoria, vere e proprie “centrali di produzione” di anticorpi specifici contro il virus: se ciò venisse confermato la terza dose di vaccino potrebbe non servire? Si attendono risposte pratiche, basate su dati certi, ed anche gli studi in materia, i cui risultati potrebbero essere fondamentali per la pianificazione delle campagne vaccinali nei prossimi mesi in tutto il mondo.

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