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“Giovanna Martella è morta annegata”, l’autopsia non chiarisce però i dubbi sul decesso della 43enne di Raccuja

È stato l’annegamento a causare la morte della 43enne di Raccuja Giovanna Martella, il cui corpo privo di vita è stato rinvenuto nel pomeriggio di mercoledì sulla spiaggia di Ponte Naso.

L’esame autoptico, eseguito ieri mattina nella camera mortuaria dell’ospedale “Barone Romeo” di Patti, non ha però sciolto i dubbi sul motivo per cui la donna sia finita in mare e per gli inquirenti restano in piedi le varie ipotesi, tra le quali non si esclude nemmeno il gesto volontario. Si attende il referto ufficiale dell’autopsia, della professoressa Patrizia Gualniera, medico legale incaricato dal sostituto procuratore della Repubblica di Patti Federica Urban, titolare del fascicolo, che coordina le indagini dell’Ufficio locale marittimo di Capo d’Orlando.

Sono stati due giovani del luogo a notare il corpo esanime della donna sulla battigia, a fianco ad un pennello di scogli antierosione, nel pomeriggio del 12 maggio. In origine, l’assenza di traumi evidenti sul corpo e l’abbigliamento sportivo, avevano fatto propendere gli inquirenti verso l’ipotesi di un malore accusato dalla donna mentre praticava attività fisica.

L’auto della donna è stata trovata parcheggiata in una piazzola a poca distanza, ma non è ancora chiaro il motivo per il quale sia finita in acqua. Tra le ricostruzioni al vaglio degli investigatori, non viene scartata nemmeno quella del gesto volontario della 43enne, che pare non sapesse nuotare e potrebbe essersi tuffata volontariamente in mare, finendo in balia delle onde.

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