lunedì, Luglio 22, 2024

Tortorici – Sciolto il comune, via alla commissione straordinaria

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Relazioni parentali e frequentazioni con appartenenti ai clan, anomalie nelle istruttorie per la concessione di fondi comunali e licenze commerciali, abusi edilizi non segnalati e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.

Questi gli elementi su cui si basa la relazione del Prefetto Maria Carmela Librizzi, nella quale sono sintetizzate le motivazioni che hanno poi condotto allo scioglimento del comune di Tortorici per infiltrazioni mafiose, avvenuto nel dicembre del 2020 e pubblicata ieri sulla Gazzetta Ufficiale.

L’accesso ispettivo della commissione di indagine prefettizia era scaturito all’indomani dell’operazione “Nebrodi” su truffe ai danni dell’Agea nella quale, tra gli indagati, spiccava anche il nome del primo cittadino allora in carica.

Nel documento, caratterizzato da molti omissis, si ricostruiscono una serie di legami parentali e affinità e di frequentazioni da parte di alcuni amministratori, in carica all’epoca e anche di dipendenti comunali, con soggetti noti per essere esponenti o affiliati ai clan dei Batanesi o dei Bontempo Scavo, tali da non poter escludere un loro possibile condizionamento da parte dei sodalizi criminali.

Dalle verifiche presso gli uffici del comune, sarebbe emerso uno sviamento dell’attività dell’ente, coinvolgendo sia l’amministrazione in carica al momento dello scioglimento, che quella precedente, nella gestione di alcuni fondi comunali adibiti a pascolo. Stesse criticità nella concessione di una decina di licenze commerciali.

A far supporre un condizionamento ci sono anche una quindicina di immobili appartenenti ad esponenti clan dei Batanesi nelle contrade Ilombati e San leone, sui quali non sarebbe mai stato effettuato alcun controllo o accertamento da parte dell’ufficio tecnico comunale, fino a quando, tra marzo e maggio del 2020, non sono emersi a seguito dei controlli dei Carabinieri.

Ma il macigno più pesante nella vicenda sono le dichiarazioni di un indagato nell’operazione Nebrodi, appartenente al clan dei batanesi e divenuto poi collaboratore di giustizia, che attribuisce un ruolo significativo all’ex primo cittadino, in qualità di titolare di un centro di assistenza agricola, proprio in quelle truffe all’Agea poste in essere da alcuni appartenenti ai due clan ed emerse con l’operazione Nebrodi, ma anche di come questi avrebbe ottenuto e persino cercato l’appoggio elettorale di esponenti della criminalità tortoriciana, dichiarando loro di “essere a disposizione.”

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