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Sant’Agata Militello – Rubava continuamente denaro dal portafogli del collega, infermiere agli arresti domiciliari

Non riusciva a spiegarsi i continui ammanchi di denaro nel suo portafogli. Si recava a lavoro, lasciava gli effetti personale nell’armadietto dello spogliatoio, chiuso regolarmente a chiave e, una volta finito il turno, arrivava la spiacevole sorpresa.

Questa incredibile storia arriva da Sant’Agata Militello ed è accaduta ad un infermiere del locale ospedale. Il principale indiziato del reato di furto aggravato è proprio un collega dell’uomo, un 53enne messinese, posto agli arresti domiciliari questa mattina dagli uomini del commissariato santagatese.

Ma andiamo con ordine: i fatti iniziano nell’ottobre 2019, quando l’infermiere, a fine turno, si accorge che dal portafogli mancano 60 euro

Poi altri 70 euro; nel mese di novembre, in 4 diversi giorni, gli venne sottratta la somma complessiva di euro 290,00. I furti si sono ripetuti ancora fino ad arrivare a 13 episodi, con la sottrazione complessiva di 530 euro. L’armadietto, più di una volta, aveva segni di effrazione.

A questo punto l’uomo decide di denunciare tutto alla Polizia, che piazza delle microcamere all’interno dell’armadietto. Dai filmati in possesso degli agenti si vede un uomo, il collega arrestato questa mattina, che preleva il portafoglio dai pantaloni, prende le banconote e richiude l’armadietto.

Alcuni furti erano commessi a volto coperto e con i guanti chirurgici, mentre altri a viso scoperto, che hanno permesso ai poliziotti di trovare i decisivi elementi di colpevolezza.

Un furto è stato commesso mentre l’uomo era libero dal servizio: si era recato a posta in ospedale per impossessarsi del denaro. Altre volte l’arrestato, accorgendosi che il collega disponeva di poco contante, rimetteva a posto tutto senza prelevare nulla, presumibilmente per non dare troppo nell’occhio.

Adesso l’uomo è stato arrestato e i reati a lui contestati sono quelli di furto aggravato, con violenza sulle cose presenti in edifici pubblici ed esposte per necessità alla pubblica fede e di aver abusato di relazioni d’ufficio.

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