mercoledì, Novembre 25, 2020
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Patto di mafia per affari Sicilia-New York. Lo gestiva un uomo di Matteo Messina Denaro

E’ in corso dall’alba di oggi una maxi operazione dei carabinieri di Trapani che hanno eseguito tredici arresti nel feudo del boss latitante Matteo Messina Denaro, primula rossa di Cosa nostra. In carcere anche Francesco Domingo, ritenuto dagli inquirenti boss di Castellammare del Golfo e secondo i magistrati “vicino a Messina Denaro”. Domingo ha già subito diverse condanne, anche per associazione mafiosa. E, secondo quanto emerge dall’indagine, dopo ogni scarcerazione sarebbe tornato a guidare il mandamento mafioso di Castellammare del Golfo (Trapani). L’inchiesta è coordinata dalla Dda di Palermo.

Nell’ambito dell’operazione risulta indagato il sindaco di Castellammare del Golfo (Trapani), Nicola Rizzo, eletto nel 2018 con una lista civica di centrodestra. All’alba sono stati perquisiti il suo ufficio e la sua abitazione.

Le accuse a carico dei tredici arrestati vanno dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, furto, favoreggiamento, violazione della sorveglianza speciale e altro, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Nell’ordinanza era inclusa una 14esima persona ma nel frattempo è deceduta. Altre 11 persone sono state denunciate a piede libero. Eseguite inoltre decine di perquisizioni, tuttora in corso. L’operazione ha visto impegnati oltre 200 militari dell’Arma con il supporto di unità navali, aere e reparti specializzati come lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, nonché unità cinofile per la ricerca di armi.

Le indagini, coordinate dal procuratore capo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti procuratori Gianluca De Leo e Francesca Dessì, “hanno permesso di disarticolare la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, che nonostante i dissidi interni, vede saldamente al vertice il pregiudicato Francesco Domingo, soprannominato Tempesta, già condannato a 19 anni di carcere per associazione di tipo mafioso ed altro e ritornato in libertà nel marzo del 2015″, dicono gli investigatori.

La famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, aggregata a quella di Alcamo dopo la prima guerra di mafia che vide la supremazia dei corleonesi, era stata ricostituita nel 1993 “e la reggenza fu affidata a Gioacchino Calabrò, successivamente, come accertato giudizialmente, proprio Domingo aveva ereditato la reggenza dal 1997 fino al 2004, continuando ad esercitare, per alcuni anni, il suo potere anche dall’interno del carcere”. “La stessa sentenza con la quale venne all’epoca condannato aveva altresì accertato che Domingo aveva svolto il ruolo di tramite fra Cosa nostra e un’organizzazione criminale operante in Sardegna e ciò in quanto Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro avevano programmato alcuni atti ritorsivi contro le guardie carcerarie”, dicono ancora gli investigatori.

Francesco Domingo in passato avrebbe organizzato un summit “poi effettivamente avvenuto”, come dicono gli investigatori, fra Gaspare Spatuzza e la ‘primula rossa’ Matteo Messina Denaro. All’epoca entrambi erano latitanti, mentre Messina Denaro lo è tuttora. Nel corso dell’incontro sarebbero state assunte “le decisioni sulla custodia delle armi a disposizione delle famiglie mafiose del trapanese”, spiegano gli investigatori.

“Le indagini dei carabinieri hanno dimostrato che, anche dopo aver scontato la lunga pena detentiva, Domingo, sin dalla sua scarcerazione aveva immediatamente riassunto il ruolo di capo famiglia e che disponeva di una nutrita schiera di accoliti”, dicono i carabinieri.

“La carica rivestita da Tempesta era riconosciuta unanimemente anche dalle articolazioni di Cosa Nostra: veniva infatti interessato da Francesco Virga, vertice del mandamento mafioso di Trapani, già tratto in arresto nell’operazione dei carabinieri Scrigno e oggi raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa ed estorsione, per costringere, in concorso con l’arrestato Diego Angileri, un imprenditore agricolo castellammarese a cedere un vasto appezzamento di terreno che conduceva nelle contrade di Marsala”, dicono ancora gli investigatori. (Adnkronos)

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