S. Agata Militello, decreto ingiuntivo ATO ME1: ancora polemiche

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Bruno Mancuso
Bruno Mancuso, Sindaco di Sant'Agata di Militello

Continua a tenere banco nel dibattito cittadino la vicenda del decreto ingiuntivo della società Ato Me1 Spa in liquidazione nei confronti del Comune di Sant’Agata di Militello per oltre 7 milioni e mezzo di euro. Il primo cittadino santagatese, Bruno Mancuso, nella tarda mattinata di oggi ha pubblicato un post sulla sua pagina personale di facebook in merito.  “Facciamo un po’ di chiarezza” scrive il sindaco. Riportiamo integralmente le dichiarazioni.

Riepiloghiamo:
L’ATO ME 1 in liquidazione chiede al Comune di Sant’Agata di Militello il pagamento di Euro 7.500.000 circa per fatture emesse ed asseritamente non pagate per servizi resi tra gli anni 2005 ed il 2008, nonchè per il servizio reso nel 2013 e per i costi generali di gestione del periodo 2014/2018.

L’importo più rilevante, che supera i 6.000.000 di Euro, riguarda la cosiddetta “sottofatturazione” avvenuta negli anni 2005, 2006, 2007, 2008, quando il sottoscritto era Sindaco di Sant’Agata di Militello.

È bene precisare che i costi della tariffa TIA di quegli anni erano totalmente a carico dei cittadini per cui, a causa di un aumento esponenziale dei costi del servizio, non determinato dal sottoscritto, i cittadini avrebbero dovuto pagare bollette particolarmente esose. Ecco quindi che il Comune di sant’Agata Militello è intervenuto con una compartecipazione al servizio, riducendo di fatto del 40% il costo a carico degli utenti. Questo per gli anni 2005 e 2006, per un importo di circa 3.400.000, è stato totalmente saldato dall’Ente, mediante accollo di un debito di pari importo con la Regione Siciliana, quota parte del Comune di Sant’Agata rispetto ad una anticipazione di circa 16.000.000 (cosiddetto fondo di rotazione) richiesta ed ottenuta dall’ATO.

La suddetta compartecipazione, a seguito delle fatture emesse nel 2010, è stata approvata con due distinte deliberazioni del Consiglio Comunale del 2011, al solo fine di sgravare parzialmente i cittadini da un costo del servizio esorbitante. Non si comprendono le ragioni per cui l’ATO, a distanza di 15 anni, mette in discussione questo accordo, peraltro concordato con la società d’ambito e posto in essere anche da altri comuni. Diversa è la circostanza che riguarda la “sottofatturazione” degli anni 2007 e 2008, mai approvata dal Consiglio Comunale, unico organo deputato ad autorizzare misure che hanno effetti pluriennali sul bilancio comunale. Pertanto non esiste alcuna traccia di questo presunto debito nelle scritture contabili del Comune e le fatture sono state restituite alla società d’ambito.

In tutta questa vicenda è bene chiarire che, lungi dal volere addebitare responsabilità all’amministrazione precedente, quando si fa riferimento ad una delibera del 2014 che attesta, con un atto ricognitivo, un credito di circa 1.200.000 euro da parte del Comune di Sant’Agata nei confronti dell’ATO, ciò serve a giustificare il mancato inserimento di partite debitorie che, a detta di qualcuno, avrebbero dovute essere comprese nel bilancio e nel piano di riequilibrio approvato nel dicembre del 2018.

Come si fa ad inserire nel piano di riequilibrio un debito che non si evince da nessuna parte, frutto di infondate e pretestuose richieste e per il quale alla data di approvazione del piano non esisteva nemmeno il contenzioso? Tale riconoscimento sarebbe stata una implicita ammissione di un debito che, a nostro parere, è assolutamente ingiustificato e che contesteremo fino in fondo.

Quindi è chiaro che gli interventi del sottoscritto non sono finalizzati a ribaltare responsabilità, perché in quegli anni il Sindaco ero io e non un altro. Se mi si accusa di avere autorizzato una sottofatturazione per gli anni 2005-2006, facendo risparmiare ai cittadini il 40% dei costi della bolletta, ebbene sono felice di essere stato responsabile di questo “misfatto”.