Sconcerto ad Alcara Li Fusi: positivo al tampone, risulta negativo al test sierologico

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Positivo al tampone, ma negativo al test sierologico: la storia, alquanto curiosa, arriva da Alcara Li Fusi.

La positività del barista 27enne Antonio Calcò era stata comunicata nella serata dello scorso 26 marzo. Si trattava del terzo caso di positività al Coronavirus nel comune guidato dal sindaco Ettore Dottore.

Enorme però, è stata la sorpresa del giovane quando oggi, 21 maggio, nel ritirare il referto del test sierologico, ha appreso di non aver sviluppato gli anticorpi Covid-19 IgG e Covid-19 IgM.

“La mia positività ha stravolto per più di un mese la quotidianità mia e della mia famiglia – scrive Antonio -, ma oggi mi accerto che c’è stato qualcosa di strano”.

Già, perché il giovane è chiaramente rimasto in isolamento per 34 giorni, in attesa che i due tamponi di verifica lo dichiarassero clinicamente guarito.

Antonio era stato sottoposto al test del tampone per via del contatto con un uomo di Alcara Li Fusi, risultato poi positivo, ma non ha mai manifestato neppure un lieve malessere e dunque era stato inserito nella categoria degli asintomatici.

Il 26 marzo ha ovviamente segnato l’inizio di un incubo per il giovane, che ha iniziato a fare vita separata dentro casa, preoccupato per il resto della famiglia, come se il lockdown non fosse abbastanza ostico da sopportare.

Ed infatti già al primo tampone di verifica il giovane è risultato negativo. A quel punto l’ipotesi formulata è stata quella della guarigione lampo: un paziente che, dopo aver contratto il virus in forma asintomatica, aveva del tutto smaltito il virus già al primo tampone.

“Ho effettuato il test Abbott, non un test rapido eseguito su sangue capillare o card, ma sierologico svolto con un prelievo di sangue venoso, che ha elevatissima sensibilità e specificità – ha spiegato Antonio Calcò alla redazione di AMnotizie, aggiungendo – inoltre il laboratorio mi ha comunicato di aver fatto quattro diversi tentativi sul mio sangue, ed ogni volta è risultato che non sono mai entrato in contatto con il virus, neanche in forma leggera”. 

“Dunque – conclude Calcò -, sono portato a credere che l’errore sia stato nel diagnosticarmi la positività al tampone rinofaringeo”.

Che non si sia trattato di un errore? Probabile. Un’altra probabilità, alquanto remota secondo gli esperti, è che che il giovane abbia davvero contratto il SARS-CoV-2 e non abbia sviluppato gli anticorpi.
Resta comunque il dubbio sull’attendibilità dei vari test, imprecisi al 100%, come più volte sottolineato dalla comunità scientifica.