martedì, Dicembre 1, 2020
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Sicilia – 38 anni dall’omicidio di Pio La Torre. Una vita contro la mafia

Ricorre oggi il 38mo anniversario dell’uccisione del segretario regionale del PCI siciliano Pio La Torre e del suo autista e bodyguard Rosario Di Salvo.

Alle 9.20 del mattino del 30 aprile 1982 il segretario, a bordo di una Fiat 131 guidata da Di Salvo, lungo il tragitto verso la sede del partito viene bloccato da due moto.

Alcuni uomini mascherati con il casco e armati di pistole e mitragliette sparano decine di colpi. La Torre muore sul colpo, Di Salvo ha il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, ma morirà subito dopo.  L’omicidio fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati, ma furono i pentiti Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese a vestire l’omicidio con l’abito del delitto di mafia.

A conclusione del processo il movente del delitto verrà identificato nel disegno di legge proposto da La Torre, che per la prima volta prevedeva il reato di “associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni mafiosi. Furono condannati all’ergastolo come esecutori Giuseppe Lucchese, Nino Madonia, Salvatore Cucuzza e Giuseppe Greco. Nel 1995 vennero poi condannati all’ergastolo i mandanti: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

Ma il delitto da più parti è stato inserito in quel ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel ‘78, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con quella di Piersanti Mattarella.  Nel 1976, la relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia di la Torre passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria.

La Torre conosceva i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il  legame tra l’omicidio Mattarella e il caso Sindona; aveva compreso il peso della P2 e di Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, prende appunti ma queste carte, sembrano svanite nel nulla, così come i file del pc di Giovanni Falcone, l’agenda rossa di Paolo Borsellino o gli appunti di Peppino Impastato, così come le carte e i dossier dei cronisti che hanno provato ad indagare sui rapporti tra mafia, politica e servizi segreti deviati.

Pio La Torre è stato il protagonista di una lunga stagione dell’Antimafia” ha detto oggi il Presidente della regione Siciliana Nello Musumeci nel ricordarlo, “e un parlamentare esempio di rigore morale ed elevato civismo come pochi. Ancora oggi, grazie alla legge che porta il suo nome, lo Stato riesce a colpire le attività e le fonti di reddito finanziario della criminalità organizzata. Ecco perchè va indicato ai giovani che non lo hanno conosciuto e tutti noi abbiamo il dovere di mantenerne viva la memoria».

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