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La Laurea in Medicina diventa abilitante, 10mila nuovi medici subito al lavoro

Laurea in Medicina definitivamente abilitante alla professione medica. Un Fondo di 50 milioni di euro per Università, Enti di ricerca e Istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale. Massima flessibilità per la restituzione dei fondi agevolati concessi agli Enti di ricerca”. Queste, in sintesi, sono alcune tra le novità più rilevanti contenute nel ‘Decreto Cura-Italia’ e annunciate dal ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi.

Rendere “il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, da questo momento in poi, immediatamente abilitante per l’esercizio della professione di medico-chirurgo” significa “liberare immediatamente sul Sistema sanitario nazionale l’energia di circa diecimila medici fondamentale per far fronte alla carenza che lamentava il nostro Paese” ha evidenziato.

Finora, infatti, per potersi iscrivere all’albo dei Medici chirurghi, ogni neo-laureato in Medicina doveva fare tre mesi di tirocinio e affrontare (e superare) poi l’Esame di Stato, che si svolge in due sessioni all’anno (a marzo e a ottobre) tramite una prova scritta a risposta multipla. Non era la laurea ad essere abilitante alla professione dunque, bensì l’Esame di Stato. Dopo averlo superato, il medico veniva iscritto all’Albo. Dopodiché poteva fare un test per una specializzazione.
Prima di quest’anno, il tirocinio si svolgeva dopo la laurea. Una prima riforma, in questo senso, ha permesso che il tirocinio venisse svolto durante gli studi (non prima del quinto anno), così che ogni aspirante medico dopo la laurea potesse dedicarsi solo al test abilitante. Il decreto Cura-Italia, di base, abolisce il test, mentre mantiene l’obbligo di tirocinio pre-laurea. Ciò significa che i laureati che hanno ottenuto un giudizio positivo sul loro tirocinio, saranno direttamente medici.

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