sabato, Novembre 28, 2020
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Operazione “Eolo”, le assoluzioni diventano definitive

La sesta sezione della corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura Generale di Messina che si era opposta alle assoluzioni disposte in secondo grado per l’operazione “Eolo”.

Sono pertanto diventate definitive le assoluzioni, perchè il fatto non sussiste, decretate dalla corte d’appello di Messina a favore dell’ex sindaco di Raccuja Cono Salpietro Damiano, del fratello, Carmelo Salpietro Damiano, dell’imprenditore di Ucria Calogero Astone, l’imprenditore Giuseppe Astone, Calogero Manera, Michele Tripoli, Leo Tripoli, Riccardo e Leo Palazzolo, tutti di Raccuja ed imprenditori. In primo grado l’impianto accusatorio era già stato ampiamente ridimensionato ed il tribunale di Patti li aveva condannati a pene tra i 4 ed i 2 anni ed aveva deciso la confisca delle azioni della “Astone Costruzioni”. In appello, però, la corte presieduta da Maria Tindara Celi e composta da Bruno Sagone e Carmelo Blatti, ha disposto la piena assoluzione degli imputati perché il fatto non sussiste e anche la confisca è stata ovviamente annullata. Si era concluso in questo modo il processo di secondo grado scaturito dall’operazione “Eolo” che nell’ottobre del 2010 portò all’arresto dell’allora sindaco Cono Salpietro Damiano e che vedeva coinvolte complessivamente nove persone. Una inchiesta, portata a termine dalla Polizia del Commissariato di Capo d’Orlando e dai Carabinieri della Compagnia di Patti, che toccò il cuore di un settore considerato a rischio come quello dei parchi eolici in Sicilia. Hanno difeso fino al ricorso in Cassazione gli avvocati Carmelo Occhiuto, Maria Americanelli, Pippo Condipodero, Alessandro Pruiti, Nino Favazzo, Giuseppe Tortora, Marco Pedalina e Giovanni Mannucci. “Con questa sentenza della Cassazione sono diventate definitive le assoluzioni per tutte le persone coinvolte nell’operazione Eolo, ha dichiarato l’avvocato Carmelo Occhiuto e ora procederemo a presentare le richieste di risarcimento danni per ingiusta detenzione.”

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