Omicidio Benedetto Vinci, Francesca Picilli da oggi in carcere. Il legale: “Chi sa parli”

4484

Nel primo pomeriggio di oggi, Francesca Picilli, avuta notizia dell’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso a suo carico dalla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria, si è costituita presso il carcere di Bollate, per scontare la pena di dieci anni e sei mesi di reclusione (cliccare qui per la notizia della condanna definitiva).

La Picilli è stata condannata per l’omicidio preterintenzionale di Benedetto Vinci, la cui morte è avvenuta a Sant’Agata Militello il 14 Marzo 2012. La morte di Vinci è stata attribuita, infatti, alla coltellata che l’ex fidanzata gli rifilò al torace dieci giorni prima, la notte del 4 Marzo, ma la ragazza non colpì il giovane per ucciderlo, bensì con l’intento di ferirlo.

Dopo la dichiarazione di inammissibilità dell’ultimo ricorso per Cassazione, infatti, è divenuta esecutiva una sentenza di condanna che l’avvocato Nino Favazzo, legale della Picilli, definisce ingiusta.

“A questa sentenza si è giunti anche per il comportamento di chi, ben conoscendo i fatti per averli appresi dalla vittima, durante il suo breve ricovero ospedaliero, non ha avvertito la esigenza di testimoniare in giudizio, venendo meno ad un preciso dovere”, così l’avvocato Favazzo nella nota inviata alla stampa, in cui aggiunge: “Queste mie considerazioni, non vanno lette come un inutile esercizio critico nei confronti di una sentenza ormai da eseguire, ma vogliono essere uno stimolo che scuota la coscienza di costoro che, con le proprie dichiarazioni, possono ancora consentire di far luce sui fatti, aprendo concretamente la strada ad una possibile revisione del processo e, quindi, ad una corretta qualificazione giuridica della condotta. Se chi sa, si deciderà a parlare, all’esito di un giudizio di revisione, la originaria contestazione di omicidio volontario pluriaggravato, potrà essere riqualificata non più in termini di omicidio preterintenzionale, come fin qui avvenuto, ma piuttosto in quella di lesioni personali colpose o al più, di omicidio colposo, in concorso con i sanitari che, per ben dieci giorni, hanno avuto affidato in cura Benedetto Vinci, senza accorgersi della lesione riportata. Non impunità si invoca per la giovane santagatese, ma la applicazione di una pena che tenga conto della sua effettiva responsabilità. Chi sa, dunque, non abbia remora a parlare.”