Operazione “Nebros II”, concluse le indagini; 14 gli indagati

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Concluse le indagini preliminari dell’inchiesta scaturita dall’operazione “Nebros 2” sul condizionamento della gara per l’aggiudicazione dei terreni demaniali indetta, nel 2015, dall’Azienda “Silvo-pastorale” di Troina.

La Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta ha infatti depositato il 30 agosto scorso l’avviso di conclusione indagini, provvedimento emesso dal Procuratore Amedeo Bertone e dai sostituti Pasquale Pacifico e Claudia Pasciuti. 14 gli indagati, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti, con l’aggravante mafiosa o, comunque, per aver commesso i fatti per agevolare le famiglie di Cosa Nostra operanti nei territori delle province di Enna e Messina.

Destinatari del provvedimento: Sebastiano Foti Belligambi; Federica Pruiti; Giuseppe Foti Belligambi; Vita Cavallaro; Anna Maria Di Marco; Giovanni Foti Belligambi; Angioletta Triscari Giacucco; Salvatore Armeli Iapichino; Sebastiana Bevacqua; Maria Cantali; Giuseppe Lupica Infirri; Salvatore Lupica Infirri; Silvestra Calderaro e Antonio Consoli.

L’operazione, eseguita nel novembre 2018 su indagini della guardia di finanza del Comando Provinciale di Enna e della Tenenza di Nicosia, sfociò nell’esecuzione di 7 misure cautelari in carcere, 7 ai domiciliari ed 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le Fiamme Gialle svelarono un sistema di condizionamento nell’assegnazione ed una vasta infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nell’aggiudicazione dei terreni demaniali nel Parco dei Nebrodi destinati ai pascoli, finalizzata al conseguimento di contributi comunitari per importi milionari. Secondo le indagini, nella gara pubblica, bandita nel 2015 dall’Azienda speciale “Silvo Pastorale” del Comune di Troina, gli indagati avrebbero ottenuto l’aggiudicazione dei pascoli presentando offerte con aumento di un solo euro, rispetto alla base d’asta fissata dall’Azienda troinese. Offerte dunque concordate a monte, secondo gli inquirenti, che vanificavano la regolare concorrenza. Gli indagati, tutti imprenditori agricoli, avrebbero monopolizzato le procedure negoziali, scoraggiando gli altri potenziali concorrenti in “regola”, ricorrendo al metodo mafioso e alla forza intimidatrice.

Antonino Consoli, nella qualità di direttore pro tempore dell’Azienda silvo pastorale di Troina sarebbe stato, secondo l’accusa, al corrente degli accordi. A suo carico anche l’accusa di abuso di ufficio, per violazione del codice antimafia, tarando nella richiesta del certificato antimafia, e per aver violato il protocollo Antoci, aggiudicando i lotti di terreno a soggetti risultati poi destinatari di interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di competenza.