Il 22 agosto serata Jazz al teatro Greco di Tindari

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Si preannuncia una serata magica quella del prossimo 22 agosto al 63° Tindari Festival, con il “Tribute to Burt Bacharach”. Appuntamento a partire dalle 21.30 al Teatro Greco.
“Tribute to Burt Bacharach” è molto di più di un collage di canzoni meravigliose: è soprattutto l’omaggio a colui che è considerato “uno dei più grandi geni della musica popolare americana”, per usare le parole del sassofonista John Zorn, a sua volta genio del jazz più creativo e sperimentale.
«Le sue canzoni – dichiara Zorn – superano le aspettative di ciò che una pop-song dovrebbe essere. Armonie avanzate, mutazioni di accordi con imprevedibili modulazioni, improvvisi cambi di ritmo… Ma fa apparire tutto così naturale che non te ne rendi conto e non puoi fare a meno di metterti a fischiettarlo».
E a fischiettare le sue canzoni sono state innumerevoli generazioni, a cominciare dai giovani che negli anni Cinquanta si ritrovarono a canticchiare “Magic moments”, uno dei suoi primi exploit mondiali portato al successo dalla voce vellutata di Perry Como che quel brano rese popolare anche in Italia partecipando alla memorabile trasmissione televisiva “Il Musichiere” condotta da Mario Riva.
Da allora le canzoni di Bacharach hanno scandito il lato più raffinato, melodico ed emozionante del pop mondiale, sono state cantate dagli artisti più straordinari (Dionne Warwick, Beatles, Aretha Franklin, Tom Jones, Dusty Springfield e Luther Vandross, solo per citarne pochissimi), vengono continuamente trasformate in splendidi classici del jazz da legioni di musicisti (i primi furono Stan Getz, Cal Tjader e Wes Montgomery) e ciascuna di esse ha finito immancabilmente per entrare (e restarvi per sempre) nel ristretto Olimpo dei capolavori senza tempo : “Walk on by”, “Do you know the way to San Josè”, “The look of love”, “I say a little prayer”, “Close to you”, “A house is not a home”, “Waiting for Charlie (to come home)”, “Alfie”.
In questo concerto, che al fascino del repertorio aggiunge l’incanto panoramico e la suggestione storica di uno dei “teatri di pietra” più spettacolari della Sicilia, Lucy Garsia affronta molti di questi capolavori e li declina nello spumeggiante swing dell’Orchestra Jazz Siciliana diretta da Domenico Riina, big band tra le più prestigiose del panorama jazzistico che, nella speciale occasione, è impreziosita da due solisti di fama internazionale: il chitarrista Francesco Buzzurro e l’armonicista Giuseppe Milici. Dopo alcuni anni torna a rinsaldarsi, così, il legame tra la voce di Lucy Garsia, le sonorità della OJS ed il repertorio di Burt Bacharach, un triangolo magico che si era già espresso magnificamente nel 2012 al Teatro di Verdura e poi nel 2015 al Blue Brass dello Spasimo.
«Ho scelto di interpretare proprio queste canzoni famosissime – dice Lucy Garsia – non solo perché sono di una bellezza ineludibile ma soprattutto perché io sono cresciuta con esse: ricordo in modo indelebile la mia adolescenza segnata proprio da quelle canzoni che ascoltavo alla radio suonate da mio padre durante le trasmissioni radiofoniche di Rita Calapso».
«Con Bacharach, quindi, ho un debito inestinguibile – prosegue il soprano – perché, essendo cresciuta con le sue canzoni, lui è stato il primo amore e il primo amore, com’è noto, non si scorda mai. Brani come “Close to you”, “That’s what friends are for”, “Anyone who had a heart”, “Walk on by” o “The look of love” costituiscono la perfetta colonna sonora di tutte le generazioni del secondo Novecento. E’ lui l’autore che più d’ogni altro ha innalzato la musica cosiddetta “commerciale” a livelli di raffinata espressione artistica».
Repertorio di sicuro affascinante e memorabile ma anche parecchio impegnativo poiché queste canzoni sono state consegnate alla memoria collettiva dalle più
famose voci internazionali. «Avrei fatto un torto all’autore ed a me stessa – precisa la cantante – se mi fossi adagiata sullo stile delle grandi interpreti. Con umiltà e semplicità, il mio intento è restituire queste canzoni così come le sento dentro, insaporendole di quegli scuri aromi soul che mi sono congeniali».
A rendere ancor più stuzzicante il concerto sono i colori inediti che gli strumenti di Buzzurro e Milici regaleranno al suono e, inoltre, l’adozione di alcuni raffinati arrangiamenti di Patrick Williams e Vince Mendoza, trascritti dallo stesso Riina.
«La musica di Bacharach possiede una inimitabile cantabilità e leggerezza – spiega il direttore – che volevo rimanesse intatta. Ho cercato, quindi, che le note respirassero da sole, dosando con attenzione gli interventi di una formazione così ampia, moderando l’uso delle armonizzazioni e rispettando la pasta timbrica delle raffinate orchestrazioni originali».