Lidi balneari, vogliono svendere le spiagge a prezzi 12 volte inferiori rispetto quelli serviti per ricostruirle

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Ristrutturereste casa vostra con lavori da 23 euro a metro quadro  per poi affittarla meno di 2 euro al metro quadro ogni anno?
Voi no, ma se i soldi non fossero vostri ma dei cittadini e gli affittuari fossero vostri potenziali elettori, potrebbe accadere. Ed accade in Sicilia dove in questi giorni la Regione ha aperto alla concessione di nuovi lidi balneari che rischiano di privatizzare gran parte delle spiagge dell’isola.

Una carta che, in piena campagna elettorale per le Europee si potrebbe giocare con spregiudicatezza.
Ed allora tra assessorati e dipartimenti si cerca di correre ai ripari.

In questi giorni l’assessorato al Territorio e Ambiente con una Circolare indirizzata a tutti i comuni costieri, alle Prefetture, alle direzioni marittime di Palermo e di Catania, al dipartimento della protezione civile fa espresso riferimento al Piano per l’assetto idrogeologico (PAI), operante fin dal 2004 e notificato a tutti i comuni, nel quale sono state identificate le tipologie di rischio e di pericolosità dal punto di vista geomorfologia, idraulico e costiero. E conseguentemente si richiamano gli enti in indirizzo a predisporre apposite misure per scongiurare qualsiasi pericolo nascente dal verificarsi di frane, esondazioni, mareggiate.

Tra queste misure, anche il “divieto assoluto di rilascio di concessioni o autorizzazioni per qualsiasi motivo”, tenuto conto della ormai preoccupante frequenza con la quale si registrano eventi climatici estremi.

La Circolare raccomanda, infine, che “in tema di redazione dei Piani per l’Utilizzo del Demanio Marittimo le suddette aree a pericolosità P4-P3 vengano riportate ed escluse da qualsiasi attività sia a terra che nello specchio acqueo prospiciente”.

Con un’altra nota del 10/04/2019, lo stesso assessorato sollecita la richiesta nei confronti dei concessionari di aree demaniali ricadenti area PAI di produrre “verifiche di compatibilità con il fenomeno di erosione costiera, disponendo, in ogni caso, la sospensione delle attività che formano oggetto di concessione in ragione di eventuali avvisi di allerta” derivanti dalle condizioni meteo marine.

Le disposizioni richiamate dai documenti della Regione hanno ovvie ricadute delle spiagge di Capo d’Orlando, dal momento che quasi tutta la costa di ponente ricade nel P.A.I. con livelli di rischio e di pericolosità elevati (R4 e P4). Condizioni che peraltro si sono aggravate dal 2004 ad oggi e che hanno determinato, nel corso delle mareggiate dei mesi scorsi, il danneggiamento delle strutture esistenti sulle aree demaniali in concessione.

L’accertata situazione di pericolosità della spiaggia orlandina ha costituito, del resto, il presupposto per l’accesso da parte del Comune agli interventi per la mitigazione del rischio nascente dall’erosione costiera previsti dai progetti attuativi del Contratto di Costa, la cui prima fase dovrebbe essere avviata entro il 2019.
Quegli interventi di ricostruzione costano ai cittadini circa 23 euro a metro quadrato per il ripascimento. Sarebbe assurdo dare ancora concessioni ai canoni previsti di circa 2 euro a metro quadrato