Rapine nel messinese, due assoluzioni e 5 condanne

892

Due assoluzioni e cinque condanne con pene ridotte per tutti gli imputati nel processo «Linea d’Addio», la banda arrestata dai carabinieri di Patti ed accusata di una serie di rapine ai danni di anziani. La Corte d’Appello di Messina, ha assolto Salvarore Terrana e Caterina Cavallaro, di Termini Imerese, rispettivamente padre e moglie del presunto capo dell’associazione per delinquere, Gianluca Terrana. Una banda emersa nell’ambito del processo denominato «Linea d’Addio» che si era concluso in primo grado con pesanti condanne a vario titolo per i sette imputati coinvolti nell’inchiesta. Ad agire fu una vera e struttura criminale accusata di rapine, sequestro di persona, ma anche di avere compiuto altri furti in abitazione messi a segno a Termini Imerese, Cerda, Ucria, Capo d’Orlando e Sant’Agata Militello.
La Corte d’Appello di Messina ha così accolto la tesi difensiva dell’avvocato Fabio Trombetta, assolvendo Salvatore Terrana e Caterina Cavallaro dall’accusa di favoreggiamento personale con la formula «perchè il fatto non costituisce reato».
Le sentenze di condanna sono state emesse per: Gianluca Terrana, 32 anni, di Termini Imerese, considerato il capo carismatico della banda, a 9 anni, 8 mesi di reclusione e 5.400 euro di multa; Francesco Lamia, 30 anni, di Termini Imerese, a 6 anni e 2.000 euro; Antonino La Bua, 29 anni, di Termini Imerese, a 6 anni, 4 mesi e 2.200 euro. Tutti difesi dall’avvocato Fabio Trombetta. Georgian Iulian Hatos, 24 anni, rumeno residente a Palermo, a 5 anni, 11 mesi e 2.000 euro, difeso dall’avvocato Nadia Naccari; Robert Costantin Aioani, 23 anni, rumeno residente a Palermo, a 7 anni, 2 mesi e 3.600 euro di multa, difeso dall’avvocato Giuseppe Avarello. La sera tra il 15 ed 16 Ottobre 2016, i cinque imputati a cui vengono contestati i capi di imputazione delle due rapine con sequestro di persona, dopo essersi introdotti nell’abitazione di una coppia di Ucria, rapinandoli di somme di danaro e di beni. Durante il colpo, la banda trovò una seconda chiave di un’altra cassaforte in altro appartamento a Capo d’Orlando, di proprietà degli stessi coniugi. Così, tenendo in ostaggio i coniugi, mise a segno il secondo colpo  in via Tripoli, nel comune paladino.