Truffa dei gioielli, il caso si allarga sui Nebrodi

3562

Si allarga sui Nebrodi il caso della cosiddetta truffa dei diamanti, sulla vendita di diamanti a investitori e risparmiatori da parte di alcune banche.

E’ stato l’avvocato Antonio Araca a segnalare la vicenda di una persona che nel 2015 e nel 2016 ha acquistato presso l’agenzia del Monte dei Paschi di Siena di Sant’Agata Militello diamanti per circa 19 mila euro. L’acquirente ed il suo legale hanno chiamato in causa sia la banca, quanto la società “Diamond Private Investiment” proprietaria dei preziosi, chiedendo di voler fissare con loro un incontro per la consegna dei diamanti, la restituzione dell’importo pagato ed il risarcimento dei danni. Per il legale, in questa compravendita si è concretizzata una violazione dei diritti dei consumatori, soprattutto perché l’acquirente non è stato messo nelle condizioni di conoscere l’effettiva incidenza del valore delle pietre preziose nella determinazione del costo finale. Riserve sono state espresse sui collegamenti riguardanti l’andamento del mercato e l’aspettativa di rivendita dei diamanti, che non hanno trovato conferma nel mercato reale. Secondo l’esposto del legale non può essere invocata in questa vicenda una speciale competenza del consumatore, perché l’operazione assicurava affidabilità e sicurezza, ma sono stati taciuti i rischi connessi alla volatilità del prezzo dei diamanti nel breve e medio periodo, lasciando intendere che ci sarebbe stato comunque un profitto in qualsiasi momento si fosse proceduto alla rivendita. Per il legale la violazione dei diritti del consumatore si è concretizzata soprattutto nel diritto di ripensamento, menzionato genericamente, senza allegare il modulo di recesso. Per tutti questi motivi è scattata la diffida perché l’agenzia del Monte dei Paschi di Siena di Sant’Agata Militello fissi un incontro, in modo da consegnare i diamanti e restituire l’importo di oltre 19 mila euro, più il risarcimento danni. Nei giorni scorsi il nostro tg aveva segnalato analoghe vicende anche a Capo d’Orlando, segno che la truffa sulla quale indaga la procura di Milano era più radicata di quanto sembrasse.