Operazione Montagna, la Cassazione conferma la sentenza d'appello. In corso diversi arresti

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Si è chiusa in via definitiva la vicenda giudiziaria scaturita dall’operazione antimafia “Montagna”.
La corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dell’appello alle condanne emesse in secondo per 22 imputati coinvolti nel blitz scattato nel 2007 sui Nebrodi.

Al centro di questo maxi-procedimento ci sono gli interessi delle famiglie mafiose di Capizzi e Mistretta, del clan dei Batanesi di Tortorici e di esponenti criminali dell’area catanese, nonché i collegamenti tenuti con Cosa Nostra per la gestione degli appalti pubblici nella fascia tirrenica e nell’area nebroidea.
Le indagini hanno consentito di accertare che alcuni degli imprenditori si aggiudicavano l’esecuzione dei lavori grazie alla presentazione di una serie di offerte concordate e necessarie per predeterminare la media del ribasso di gara. Oltre a ciò venivano messi in atto una serie di atti intimidatori alle aziende concorrenti per costringerle ad adoperare, negli appalti non aggiudicati al “cartello”, mezzi e materiali delle società ritenute “amiche”.
Dopo la sentenza definitiva, in queste ore, sono in corso numerosi  arresti per gli imputati condannati alle pene maggiori. Si tratta di Giuseppe Antonino Calandra, 72 anni, di Capizzi, ritenuto all’epoca il capo della famiglia mafiosa di Mistretta (dovrà espiare 3 anni con l’a libertà vigilata di due anni); Bartolomeo Testa Camillo, 51 anni, di Capizzi (condannato a 12 anni con la libertà vigilata di due anni); Antonino Fazio, 48 anni, di Capizzi (residuo di pena di due anni e sei mesi con la libertà vigilata per due anni); Giacomo Mancuso Catarinella, 53 anni, di Capizzi (condannato a due anni con la libertà vigilata di due anni); Francesco Antonino Fazio, 35 anni (residuo pena di due anni con la libertà vigilata di due anni); Salvatore Costanzo Zammataro, 35 anni, di Tortorici (condannato a 12 anni e 7 mesi con la libertà vigilata per tre anni); Antonino Calabrese, 66 anni, di San Fratello (residuo di pena di due anni e sei mesi con la libertà vigilata di un anno e sei mesi).