L’inchiesta delle fiamme gialle sugli ex vertici di “Tirrenoambiente spa”

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Gli amministratori di Tirrenoambiente non soltanto non versavano il dovuto a Mazzarrà Sant’Andrea, il comune “gravato” dalla discarica, trattenendole all’interno della società. Ma poi, dalle casse dell’azienda se ne mettevano in tasca una cospicua parte, utilizzando società satellite, riconducibili direttamente a loro.

Emerge questo e molto altro dietro l’operazione della Guardia di Finanza che ieri ha portato all’esecuzione di  un sequestro di  beni  del  valore di  quasi  4  milioni  di  euro nei  confronti  degli  ex  vertici  della “Tirrenoambiente spa”.
Il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Messina, Simona Finocchiaro riguarda ipotesi di reato di emissione/utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e peculato. Ed ha portato al blocco di somme per quattro persone.
Si tratta di Francesco Cannone, di Mazzarrà Sant’Andrea, cui è stato bloccato un conto corrente per 406mila euro, Giuseppino Innocenti, di Vercelli, cui sono stati sequestrati conti per due milioni. E Poi Carlo Noto La Diega di Roma, conto corrente per 440mila euro e Giuseppe Antonioli di Novara, conto corrente per quasi 700.000 euro.
Risultano indagati anche Antonio Crisafulli, di  Barcellona, Pietro Cesaro, di San Donà del Piave, Pietro Gelfi di Trieste e Silvio Gentile di Roma. Le  indagini hanno preso le mosse da  una verifica fiscale eseguita dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza  di  Messina nei  confronti  della  società  per azioni a partecipazione pubblica con capitale misto, che è incaricata della gestione della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Al termine degli accertamenti è stato rilevato che nel periodo 2011 –2013, le casse della società sono state svuotate mediante un complesso sistema di false fatturazioni e che parte del denaro illecitamente fuoriuscito, è rientrato nelle tasche degli ex vertici dell’azienda attraverso società in cui gli stessi rivestivano importanti cariche sociali.