Nebros II, i retroscena dell’inchiesta e le intercettazioni

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Erano spesso componenti degli stessi gruppi familiari, residenti tra Cesarò, Bronte e Tortorici, a partecipare alle gare per la gestione di terreni demaniali nel cuore dei Nebrodi.

Gare che venivano pilotate o condizionate dalla forza intimidatrice derivante dalla contiguità con le più importanti cosche della mafia rurale. Sodalizi messi in crisi,  in particolare, dal cosiddetto protocollo Antoci, col quale si decideva l’esclusione grazie ai controlli affidati alla Prefettura.
C’è dunque un sistema che per decenni ha regalato milioni e milioni di fondi europei alle cosche, dietro l’inchiesta Nebros 2 che ieri mattina ha portato a 14 arresti ed un provvedimento cautelare nell’ennese.
La gara finita al centro dell’indagine è quella per circa 4.200 ettari dell’azienda Silvo Pastorale di Troina svolta tra il 6 ed il 15 maggio del 2015.
Al centro delle 48 pagine di ordinanza cautelare c’è Antonio Consoli, 43 anni di Belpasso, responsabile di quel procedimento e raggiunto da provvedimento di obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
Il suo interrogatorio avvenuto nel 2017 ad opera della Finanza di Troina e le intercettazioni telefoniche evidenziano un suo chiaro intervento per pilotare quelle assegnazioni di terreni consigliando agli indagati di costituirsi in associazioni temporanee di imprese per evitare di dover presentare rialzi di gara. Nel luglio dello scorso anno Consoli lo ammette in una intercettazione telefonica spiegando il motivo dell’interrogatorio ad un conoscente.
Lo stesso funzionario racconta però di aver agito con una certa superficialità ed inesperienza. Aspetti che, unitamente alle dimissioni dal suo posto di lavoro dopo l’apertura dell’indagine, gli hanno risparmiato provvedimenti più gravi.
Comunque, nel complesso, la facilità con cui le cosche avevano accesso ai fondi dell’Europa.
Tanti mafiosi da anni – afferma in una nota Giuseppe Antoci – lucravano milioni di euro di Fondi Europei per l’agricoltura, intimidendo agricoltori e allevatori per farsi cedere i terreni, e tutto ruotava, appunto, attorno alla violazione dei criteri oggi invece sanciti dal Protocollo di Legalità e dalla successiva legge nazionale”.
Sulla vicenda anche il Commissario straordinario del Parco dei Nebrodi Luca Ferlito esprime plauso all’operazione della Guardia di Finanza di Nicosia.