Ficarra, il capro espiatorio dei peccati degli italiani

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Se prima, stando alle accuse che muovono i Carabinieri, i bar e le strade di Ficarra erano piene di dipendenti comunali che si allontanavano dall’ufficio, da una settimana a questa parte le attività commerciali del piccolo centro collinare fanno incasso con frotte di giornalisti provenienti da tutta Italia.
Scherzi a parte, ormai non c’è trasmissione che non realizzi collegamenti col “Municipio deserto” di Ficarra, ripetendo formulette ormai imparate a memoria e luoghi comuni.
E pazienza se, come successo due giorni fa, in un programma il comune sia deserto e con le finestre chiuse perché, come afferma lo stesso inviato, sia sabato mattina (giorno di chiusura per gli uffici pubblici). L’importante è sedersi sulla poltrona del sindaco, descrivere gli uffici azzerati dall’inchiesta ed andare in giro a tempestare di domande gente infastidita per poi estrapolarne uno stralcio utile alla causa.
Così come si estrapolano stralci di ordinanza ad uso e consumo della tesi da portare avanti.
Non esiste da nessuna parte la contestazione di 143 minuti di pausa caffè. Esistono assenze non documentate ed alle quali si risale da una telecamera all’ingresso del comune che vede uscire i dipendenti senza strisciare il badge. Poi se quelle uscite (650 per una media da 20 minuti ciascuna) siano spiegabili dai dipendenti in tribunale oppure no, non lo sapremo mai.
Basta urlare forte (come successo qualche giorno fa su una trasmissione di Rai1) contro il sindaco per non essersi accorto che il comune era deserto (cosa falsa e smentita dai dati delle singole assenze quantificate in minuti e su tre mesi) e l’applauso scatta in studio.
A pelle, non ci siano dubbi che vi fossero abitudini poco edificanti, ma il quadro accusatorio complessivo va vagliato e non si può prenderlo integralmente e, senza dare l’opportunità agli indagati di difendersi, darlo in pasto a lettori o telespettatori.
Non si possono elencare cifre e casi spalmati su tre mesi spacciandoli per episodi singoli.
Nelle carte c’è, ad esempio un caso di assenza di un minuto. Bene hanno fatto i Carabinieri a metterli nel fascicolo ma toccherà ad un giudice valutare ed all’indagata spiegare cosa abbia fatto in quel fatidico minuto.
Ancora peggio appare la tifoseria politica o gli stessi commenti politici. Ed allora, se sui social i dipendenti di Ficarra sono già stati etichettati come “parassiti siciliani” perché in quel comune alle ultime elezioni hanno vinto i 5 Stelle oppure perchè Pd e Forza Italia hanno avuto un buon risultato, c’è chi come l’ex governatore della Lombardia , Roberto Maroni, pontifica sullo scandalo dei 44 dipendenti dell’Ente.
Certo, onorevole Maroni, se lei contasse i  contratti part time dei precari di Ficarra avrebbe un numero reale più basso. Ma certamente sarebbe stato addirittura un numero equo se il Governo, di cui Lei ha fatto parte, non avesse riversato sugli Enti la massa di giovani con contratti a tempo determinato.
In un Paese civile chi ha sbagliato deve pagare (davvero), ma i processi non si fanno sui media. Non si danno sentenze su generici luoghi comuni senza conoscere gli atti.
Non si spaccia per un comune deserto un comune semplicemente chiuso.
In attesa che almeno un Gip disponga il processo ci si dovrebbe chiedere se un comune offra risposte alla propria comunità in tempi celeri, quanto arretrato ha, la qualità del lavoro espresso, la conformazione di un piccolo centro in cui gli uffici sono in più edifici ed il bar dista certamente meno rispetto ad una macchinetta del caffè messa all’interno di uffici di un centro più grande.