Medico ed infermiera condannati per la morte di un uomo di Capo d’Orlando

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Due anni di reclusione pena sospesa per omicidio colposo e falso ed un anno, sempre con pena sospesa, ma solo per falso, per aver alterato la cartella clinica.

Questa la sentenza del giudice monocratico del tribunale di Patti, Sandro Potestio, emessa rispettivamente nei confronti di Filippo Pizzino, 64 anni, medico in servizio nel reparto di nefrologia e dialisi dell’ospedale “Barone Romeo” di Patti e di Calogera Scaffidi, 52 anni, infermiera dello stesso reparto. Sono stati difesi dagli avvocati, Giuseppe Carrabba e Bernadette Grasso. Condanna anche al risarcimento danni per gli imputati e l’Asp di Messina, quale responsabile civile, per le parti civili costituite con l’avvocato, Walter Mangano. Oggetto del processo la causa della morte di Antonino Nanì, avvenuta al Policlinico di Messina il 15 ottobre 2010. L’11 ottobre 2010 il Nanì era ricoverato in osservazione al reparto di Nefrologia del “Barone Romeo” di Patti, perché si sottoponeva a dialisi. Secondo l’accusa, il Nanì sarebbe caduto dal letto mentre era in reparto, battendo violentemente la testa per terra. Fu soccorso dall’infermiera, Calogera Scaffidi, che avvisò telefonicamente del caso ed in più occasioni il medico reperibile, Filippo Pizzino; il medico ordinò la somministrazione di alcuni farmaci recandosi in ospedale al mattino successivo, quando le condizioni del Nanì si erano aggravate. L’uomo fu trasferito all’ospedale di Milazzo per una Tac e poi al Policlinico di Messina, dove fu sottoposto ad intervento chirurgico che si rivelò inutile. Nel corso del dibattimento sono stati quindi sentiti vari testimoni e periti nominati dal pm, dal giudice, dagli imputati e dalle parti civili. Il giudice ha condannato il dottore Pizzino, ritenuto responsabile di omicidio colposo e falso, a due anni di reclusione, pena sospesa; l’infermiera Scaffidi, è stata assolta dall’omicidio colposo, per non aver commesso il fatto, ma condannata ad un anno, pena sospesa, per l’alterazione della cartella clinica. Per le parti civili, la moglie del Nanì e le quattro figlie, è stato disposto il risarcimento danni da liquidarsi in separata sede a carico dei due imputati e dell’Asp.