Tre anni fa la tragedia del Norman Atlantic, Rocca di Capri Leone ricorda Mancuso

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E’ stato un giorno triste, quello di oggi, per la comunità di Capri Leone ed in particolare per parenti ed amici di Giuseppe Mancuso, l’autotrasportare che risulta ancora tra i dispersi della tragedia del Norman Alantic.
Oggi ricorre il terzo anniversario del disastro che provocò 12 vittime accertate e 19 dispersi.
I familiari che vivono a Rocca hanno ricordato con un post su Facebook il loro caro, il cui corpo non è stato mai recuperato. Ma proprio nelle ore del ricordo a Bari, è stata depositata l’informativa finale e la Procura si appresta a chiudere le indagini. Agli attuali 18 indagati (due società e 16 persone fisiche) potrebbero aggiungersene altri e per nuovi reati. Dagli accertamenti sono emerse una serie di negligenze, soprattutto sulla valutazione dei rischi, che avrebbero causato il disastro. L’incendio sarebbe partito da un camion frigo posizionato al ponte 4. Stando all’ipotesi accusatoria, sarebbe mancato un piano di carico dei 128 tir a bordo (di cui circa 60 frigo) che quindi sarebbero stati disposti sui ponti in maniera approssimativa, senza rispettare la distanza fra i mezzi e la disponibilità di prese di corrente, costringendo gli autotrasportatori a tenere i motori accesi.
Dopo il rogo, poi, le operazioni di spegnimento delle fiamme sarebbero state attivate troppo tardi, con l’allarme lanciato circa 20 minuti dopo il primo avvistamento di fumo, quando ormai le fiamme avevano raggiunto gli altri ponti senza più possibilità di spegnerle. L’informativa della guardia costiera ripercorre le diverse fasi del naufragio, dal rogo intorno alle 3 di notte fino alle operazioni di evacuazione e salvataggio con mare in burrasca, vento, neve e temperature glaciali.
Fra le violazioni accertate ce n’è anche una relativa alle scialuppe: per salire sulle lance di salvataggio erano state montate passerelle senza sufficienti protezioni che evitassero la caduta in mare. Quasi tutte le vittime sono morte per assideramento seguito da annegamento, tranne un corpo mai identificato, forse un adolescente clandestino, trovato carbonizzato all’interno del relitto.
Il relitto, ormeggiato dal febbraio 2015 nel porto di Bari, è ancora sottoposto a sequestro probatorio.