Fornitura d’acqua a Sant’Agata Militello, assolto l’avvocato Mancuso

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La Corte di Appello di Messina, presidente Celi, a latere Tripodo e Arena, ha assolto l’avvocato Giuseppe Mancuso, difeso dagli avvocati Tonino Ricciardo e Salvatore Princiotta, dal reato di furto aggravato del quale era imputato unitamente al fratello senatore Bruno, quest’ultimo già assolto in primo grado ed assistito dall’avvocato Alessandro Nespola. La Corte di Appello ha accolto l’impugnazione dei legali dell’avv. Mancuso avverso la sentenza di condanna che in primo grado era stata comminata dal Tribunale di Patti, mentre ha rigettato l’appello proposto dalla Procura della Repubblica di Patti avverso la medesima sentenza con cui era stato assolto il senatore Mancuso.
I fatti risalgono all’estate del 2008 e vedeva i fratelli Mancuso, che avevano scelto il rito abbreviato, imputati unitamente ad altre due persone, nei confronti delle quali si è proceduto col rito ordinario, di avere incaricato dei soggetti, retribuiti per tale fornitura, di prelevare dal pozzo comunale sito sul lungomare di Via Cosenz in S.Agata Militello, acqua pubblica appartenente al Comune di S.Agata Militello, tramite delle autocisterne, acqua poi trasportata nella loro fattoria  di c.da Calarco; tutto ciò nel periodo di vigenza dell’ordinanza n. 84/2008 dell’allora Sindaco del Comune di S.Agata Militello Bruno Mancuso che disponeva il razionamento dell’acqua medesima a causa del periodo di siccità. Le indagini, svolte dal locale Commissariato, erano state avviate in seguito alla denuncia sporta dall’avv. Aldo Fresina, ex sindaco del comune nebroideo.
Nel corso del giudizio di primo grado il Tribunale aveva rigettato la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dall’associazione Progetto S.Agata allora presieduta dal sig. Paolo Famiano.
La difesa ha dimostrato che la citata ordinanza non riguardava il pozzo di via Cosenz, che non era collegato all’acquedotto comunale e che era liberamente e senza limiti utilizzato dalla cittadinanza da tempo immemorabile e che l’avv. Mancuso, ignaro del sito di attingimento dell’acqua, non ha commesso alcun reato anche perché aveva puntualmente pagato ogni fornitura ai due autotrasportatori che lo rifornivano.