Acquedolci, scontro politico sul rendiconto 2016

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E’ uno scontro politico all’arma bianca quello che si profila ad Acquedolci sulla questione del rendiconto di gestione 2016, licenziato dalla Giunta Riolo con un disavanzo di poco più di 1 milione 700 mila euro. L’approvazione dell’esecutivo nelle scorse settimane dopo la revoca e la rettifica della precedente deliberazione, varata a Maggio, poco prima delle amministrative, dall’ex amministrazione Gallo, che invece aveva certificato un attivo di poco superiore al milione di euro. A spostare gli equilibri tra i due consuntivi, il saldo finale alla voce dei residui passivi, in origine certificati in 2.791.000 euro a fronte degli oltre 4 milioni ora registrati e la questione dei 987 mila euro di credito che il comune vanta con la Regione siciliana, a titolo di corrispettivo per la cessione di alcuni terreni boschivi  a seguito della ridefinizione dei rapporti patrimoniali con il Comune di San Fratello. Un quadro globale di passività che lascia intravedere, per il comune acquedolcese, lo spettro del dissesto finanziario. Pesantissimo era stato il commento del sindaco Alvaro Riolo per il quale, “la proposta di consuntivo predisposta dalla vecchia amministrazione  non risultava veritiera ed occultava rilevanti passività oggi scoperte e certificate da uffici e revisori”. A replicare seccamente alle affermazioni di Riolo è quindi giunta la nota di Salvatore Natoli, assessore con delega al bilancio della ex giunta, che annunciava la volontà di querelare Riolo per le sue dichiarazioni apparse sulla carta stampata. “Il rendiconto  – afferma Natoli – è stato predisposto dagli uffici, che hanno reso parere favorevole, ed ha ottenuto il parere favorevole del revisore dei conti per cui l’amministrazione non poteva avere contezza di eventuali errori materiali o sviste degli uffici stessi. È sicuro – prosegue Natoli – che ove il risultato di amministrazione proposto fosse stato quello emerso a seguito della correzione di errori fatti dagli uffici, si sarebbe affrontato il problema con il ripianamento pluriennale previsto dalla legge ed operato dalla stragrande maggioranza degli enti locali dopo la riforma del sistema contabile”.