Regionali, seggi provinciali e “listino”. Ecco le regole per l’elezione

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Fatte le squadre, non senza tumulti, la partita può dunque iniziare. Un mese di campagna elettorale, aspra e serrata, senza esclusione di colpi per giungere al voto del 5 Novembre, quello che spalancherà le porte di Palazzo dei Normanni per 70 deputati, non più 90 come era fin’ora. Due dei nuovi inquilini di Sala d’Ercole saranno determinati dal voto per il candidato governatore. Oltre al presidente eletto, infatti, siederà di diritto tra gli scranni anche il candidato governatore che si piazzerà secondo.  Non c’è ballottaggio, chi vince, anche per una sola preferenza sarà presidente. Esiste anche la possibilità del voto disgiunto, per un candidato nelle liste provinciali di una coalizione e un candidato presidente di un’altra coalizione. Se non viene esplicitata questa scelta, ecco l’effetto “trascinamento”. Il voto dato a un deputato, senza ulteriore indicazione,  si tradurrà automaticamente in voto per il candidato governatore di quella coalizione.  L’elezione del governatore trascinerà con se quella dei candidati della cosiddetta lista regionale, meglio nota come “listino” del presidente, i cui posti da assegnare sono sei. Chi fa parte del listino è presente anche in una delle liste provinciali. Nel caso in cui, eventualità quasi certa, i seggi conquistati dalle liste del presidente vincente dovessero essere inferiori a 42, si attingerà dal “listino”  per raggiungere quella quota.  Tolti presidente eletto e secondo classificato, ed i sei del listino, i rimanenti 62 seggi, dunque,  saranno assegnati col proporzionale puro ed il sistema dei resti. Affinché una lista possa entrare nella distribuzione dei seggi dovrà raggiungere  la soglia del 5 percento a livello regionale. Dalla provincia di Palermo arriveranno 16 deputati, 13 da Catania, 8 dalla provincia di Messina, 5 seggi dalla provincia di Trapani, 6  da Agrigento , 5 da Siracusa, 4 eletti a Ragusa, 3 da Caltanissetta ed infine 2 eletti nella provincia di Enna.