Il blitz della Dia a Caronia. Ai domiciliari gli imprenditori Antonino e Giuseppe Lamonica

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Trasferimento fraudolento di titoli e valori. E’ questa l’accusa contestata agli imprenditori di Caronia Antonino e Giuseppe Lamonica, padre e figlio, rispettivamente di 51 e 21 anni, finiti agli arresti domiciliari questa mattina nell’ambito di un’operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina e dalla Sezione Operativa della DIA. L’inchiesta è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha sollecitato le misure emessa dal Gip del Tribunale di Messina, con contestuale decreto di sequestro preventivo.  Nel mirino degli investigatori l’impresa Technolam S.r.l.s. di contrada Sant’Anna di Caronia Marina. La ditta, operante nel settore edile e, parallelamente, in quello della vendita e noleggio di auto vetture di lusso, è intestata al giovane Giuseppe Lamonica ma, secondo le risultanze investigative, è riconducibile al padre Antonino, già sottoposto a sorveglianza speciale e destinatario di un provvedimento definitivo di confisca. Nel 2013, infatti, la sezione misure di Prevenzione di Pubblica Sicurezza del Tribunale di Messina, aveva disposto la confisca del patrimonio, stimato in circa  25 milioni di euro, a carico di Lamonica, sospettato di contiguità con esponenti di spicco di gruppi mafiosi operanti nella fascia tirrenico-nebroidea. In particolare negli anni l’imprenditore finì coinvolto in diversi procedimenti penali per reati di stampo mafioso, come emerso nelle operazioni “Barbarossa”, “San Lorenzo” e “Montagna”, in ragione dei collegamenti con il mandamento mafioso di San Mauro Castelverde.  L’intestazione dell’azienda al figlio, dunque, secondo gli inquirenti sarebbe stata finalizzata ad aggirare le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale che lo avevano inibito dall’esercizio dell’impresa. Allo stesso modo veniva occultata l’illecita provenienza di ingenti capitali fatti transitare sui conti correnti della società. Disposto quindi il sequestro preventivo del patrimonio riferibile alla “Technolam”, comprensivo di 23 autovetture di lusso (fra cui una Ferrari 548 ed una Maserati 4.7 S) e vari rapporti finanziari, fra cui conti corrente, depositi bancari e fondi di investimento, per un valore complessivo stimato in oltre 1,2 milioni di euro.