Estorsione “Dolce vita”, le condanne d’appello

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Ha retto in buona parte anche in appello l’impianto accusatorio nei confronti di 8 persone originarie di Tortorici condannate in primo grado, complessivamente, a 36 anni e mezzo per estorsione.
La corte di secondo grado, in parziale riforma della sentenza emessa a Patti nel giugno di tre anni fa, ha condannato Sebastiano Tilenni a 7 anni ed 8 mesi (due anni in meno rispetto al primo grado), mentre Luca Lupica Rinato ha rimeditato 6 anni e 9 mesi.
Sei anni e mezzo, invece, sono stati inflitti a Emanuele Calanni Fraccono e Carmelo Cusmano.
Pene più lievi per altri due imputati che rispondevano solo di un episodio di violenza privata. A Dario Russo Suorochiara, che insieme a Sebastiano Tilenni Scaglione, era accusato di lesioni ai danni di Antonino Giammelli, i giudici hanno inflitto la condanna ad un anno e 10 mesi. Residuale, invece, la posizione di Sebastiano  Miraglia che rispondeva del solo reato di rissa insieme a Tilenni. Per questo capo di imputazione la condanna è ad una multa a 200 euro.
L’estorsione (reato principale intorno al quale ruotavano anche gli altri capo di imputazione) era quella ai danni di Andrea Galati Rando, ora deceduto ed all’epoca gestore del night club “Dolce Vita”, ubicato a Torrenova; mentre le lesioni aggravate erano nei confronti di Salvatore Calandi. I fatti avvennero nel 2009 quando il gruppo si presentava con frequenza nel locale per chiedere il pagamento del “pizzo”.
Ampio il collegio di difesa costituito dagli avvocati Nino Cacia, Giuseppe Vadalà Bertini, Alessandro Pruiti Ciarello, Giuseppe Tortora, Carmelo Cusumano e Giacomo Portale.
Le parti civili Andrea Galati Rando e Salvatore Calandi, sono state assistite dall’avvocato Decimo Lo Presti.