Longi, ricorso al Tribunale per la decadenza del sindaco Fabio

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Il sindaco di Longi Antonino Fabio, eletto lo scorso Giugno, deve essere dichiarato decaduto a causa della sua incompatibilità, non rimossa entro la data prevista per la presentazione della candidatura. E’ quanto sostenuto in un proprio ricorso al Tribunale di Patti, dal candidato sindaco sconfitto, Antonino Miceli che perse la competizione elettorale di appena 61 voti, 511 contro i 572 del sindaco eletto. Nel proprio ricorso Miceli, rappresentato dall’avvocato Ciro Gallo, contesta l’incompatibilità di Fabio poiché il fratello, Luigi Fabio, risulta essere presidente del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo Valle del Fitalia di Longi, istituto di credito che gestisce il servizio di tesoreria comunale. La contestazione del candidato sconfitto poggia quindi le proprie basi su quanto disciplinato dall’ordinamento degli enti locali siciliani riguardo le cause di ineleggibilità alla carica di sindaco e consigliere comunale, definite, a seguito di una sentenza della corte costituzionale, come cause di incompatibilità. Tra queste, per l’appunto, l’impossibilità di candidarsi alla carica di sindaco per chiunque abbia ascendenti o discendenti, parenti ed affini sino al secondo grado che già ricoprano posti di segretario comunale, appaltatore di lavori o servizi, esattore, collettore o tesoriere dello stesso comune. Una contestazione che allo stesso sindaco Fabio fu già mossa all’epoca della sua prima elezione, nel Maggio del 2002. Al tempo, però, il Tribunale di Patti si pronunciò per il rigetto del ricorso evidenziando che la causa di incompatibilità non potesse essere applicata ai soci della cooperativa, come era allora lo stesso sindaco, né ai parenti che non hanno potestà amministrativa o poteri di rappresentanza, come il fratello che all’epoca era vice presidente. Eccezione che oggi Miceli respinge evidenziando come la nuova legislazione in materia bancaria abbia uniformato il regime, equiparando le banche cooperative come istituti di credito caratterizzati dalla solo finalità di lucro, e rendendo dunque inapplicabile la deroga al regime d’incompatibilità prevalsa nel 2002. In ultima analisi nel ricorso viene sollevata anche l’ipotesi di condizionamento della libertà dell’esercizio di voto dettata dal rapporto parentale tra il sindaco eletto ed il presidente del Cda della Banca, in ragione del contesto sociale nel quale l’istituto di credito opera e dell’influenza, sostiene il ricorrente, che alcuni soggetti possono esercitare nello stesso territorio proprio in virtù del ruolo ricoperto. La prima udienza di fronte al collegio del tribunale di Patti sul ricorso di Antonio Miceli è stata fissata per il prossimo 16 Ottobre.