22 Agosto 2007…quel giorno di festa, divenuto tragedia

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Dieci anni fa, c’era una festa di compleanno, quella di Matteo Cucinotta. Aveva deciso di passare quel giorno speciale, quello dei suoi 52 anni, insieme ai parenti al Rifugio del Falco, agriturismo di contrada Rocche Litto, a Patti. Con lui il fratello Costantino, la moglie Lucia Natoli e la suocera  Caterina Maffeini. Non avrebbero mai immaginato che il giornio di festa si sarebbe trasformato in tragedia. Non potevano saperlo nemmeno Cettina Scaffidi, dipendente dell’agriturismo e Giuseppe Buonpensiero, cuoco della stessa struttura che quel giorno, come tanti altri, stavano svolgendo con impegno e dedizione il loro lavoro. Nessuno dei sei fece purtroppo ritorno a casa. Dieci anni fa, era il 22 Agosto 2007. Una della giornate più drammatiche della storia recente nel comprensorio messinese ed in tutta la Sicilia. Il fuoco divorava migliaia di ettari di terreni in ogni angolo dell’isola. Le centrali operative in tilt, mezzi di soccorso sparsi ovunque, e drammaticamente insufficienti per soddisfare le continue richieste. Anche le colline pattesi erano in fiamme già da diverse ore. Una situazione forse inizialmente sottovalutata, forse meno grave, all’apparenza di altri fronti di fuoco che divampavano in quelle stesse ore. Il rifugio del falco quel giorno, dieci anni fa, si trasformò in una vera e propria trappola. Alcuni sono miracolosamente scampati alle fiamme, altri hanno dovuto combattere una lunga battaglia tra letti d’ospedale e sale operatorie, portandosi dietro le cicatrici sul corpo e le ferite nell’anima. Dieci anni di polemiche sui ritardi nei soccorsi, di sospetti ed accuse, processi e perizie sulle responsabilità. Sul banco degli imputati finì Santi Anzà, titolare della struttura, accusato ed assolto nel 2015 in primo grado dall’ipotesi di omicidio colposo plurimo. Anche gli altri imputati, tre dipendenti della Forestale, Antonio Carro, Giuseppe Giordano e Gaetano Galletta, erano stati assolti perché i fatti contestati loro non sussistevano, mentre era stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione Mariano La Mancusa per l’incendio doloso da cui partì il rogo. Assolto il fratello Carmelo. Nessun legame diretto con la morte dei sei. “Un imprevedibile sistema caotico, effetto camino ed una variabilità causata dal vento e dalla temperatura del fuoco che cambiava continuamente direzione”.Questa la relazione del perito nominato dal Tribunale. Colpa del vento, dunque. Una verità che, dieci anni dopo, è difficile da accettare per i parenti delle vittime, e per i superstiti di quel giorno che doveva essere di festa ma che è divenuto tragedia.