Ecco l’accoglienza, gruppo di immigrati si esibirà al Festival Blues

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Mentre le vicende che riguardano i migranti arrivati nel comune di Castell’Umberto balzano alle cronache nazionali, facendo passare la comunità nebroidea per razzista e inospitale, c’è una splendida realtà, qual è il Festival Blues di Capo d’Orlando, che nell’edizione 2017 ha come tema l’interazione culturale.
Musica, laboratori e seminari del Capo d’Orlando Blues coinvolgeranno in prima persona gli immigrati del progetto SPRAR di Capo d’Orlando, come il workshop condotto dal polistrumentista africano Baba Sissoko sui “Tamburi parlanti”, che vedrà protagonista la comunità migrante residente nel centro paladino e che si chiuderà con un’esibizione finale sul palco del Festival Blues in Piazza Matteotti.
Questa forte volontà di interazione sociale e culturale traspare già dal manifesto del Festival, in cui spicca il volto di William, giovane di nazionalità nigeriana ospite del Sistema di protezione per Richiedenti asilo e rifugiati di Capo d’Orlando.
Dopotutto le radici della musica blues sono da ricercare tra i canti delle comunità di schiavi afroamericani nelle piantagioni degli stati meridionali degli Stati Uniti e la struttura musicale avvicina il blues alle forme musicali dell’Africa Occidentale.
Anche un altro musicista di punta del Festival, il bluesman americano Corey Harris ha tratto dall’interazione culturale con la musica africana l’ispirazione principale per la sua musica: non a caso Martin Scorsese nel 2003 lo scelse come protagonista del film documentario “Dal Mississippi al Mali”.