Nebrodi, l’ultimo colpo al patrimonio di Pruiti. Così la criminalità aveva costruito l’impero

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L’ultimo sequestro c’era stato appena lo scorso mese di Marzo, a carico di Giuseppe Pruiti, ergastolano, ritenuto esponente di spicco del clan di Cesarò. Ieri a finire sotto chiave è stato invece il patrimonio riconducibile a Giovanni Pruiti, che, così come il fratello, secondo gli inquirenti avrebbe gestito gli affari attraverso le aziende intestate alla compagna ed altri congiunti.  Tra queste due imprese operanti nel settore agricolo e degli allevamenti, tra cui quella denominata “Tellus”.  Il tesoro di Pruiti sarebbe quindi il frutto di investimenti di gran lunga superiori ai flussi finanziari regolarmente dichiarati, sostengono i magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, nonostante la cospicua percezione dei contributi della Comunità europea, che tra l’altro non poteva essere assegnata a soggetti destinatari di misure di prevenzione e loro familiari. L’ennesima operazione della Dia, ha inferto un nuovo duro colpo al  vero e proprio “impero”, costruito negli anni dalla criminalità sui Nebrodi  controllando e gestendo i  terreni pubblici e, più di recente, quando il percorso per le pubbliche concessioni era divenuto impossibile da praticare, spostando le proprie mire sugli appezzamenti privati. Una criminalità organizzata che per anni, attraverso aziende intestate a parenti o prestanome, aveva occupato il “polmone verde” della Sicilia, foraggiandosi con milioni di euro di contributi europei per il settore agricolo, erogati dall’Agea. Terreni agricoli in affitto, allevamenti e controllo del mercato della carne, le direttrici di maggiore interesse ed espansione della consorteria criminale. Un business che fruttava mediamente ricavi giornalieri netti di circa 2.600 euro, e profitti netti da 42.000 euro al mese sino a 79.000 euro mensili. Rendite che, calcolate su contratti quadriennali, su esempi di modesti appezzamenti di terreno per appena 1000 ettari, toccavano un totale stratosferico di oltre 2 milioni 400 mila euro. E’ lì che l’attività investigativa ha fatto centro. Dal protocollo di legalità del Parco dei Nebrodi, che ha ristretto drasticamente le vie d’accesso alle concessioni con l’azzeramento della soglia di importi per le quali è necessario produrre la certificazione antimafia, fino agli arresti dei mesi scorsi, quando i tentacoli della malavita si stavano pesantemente abbattendo sugli imprenditori privati condizionandone la libera iniziativa ed il libero mercato. “L’operazione – dichiara Il Presidente del Parco Giuseppe Antoci – è un’ulteriore conferma dei giri vorticosi di denaro ed erogazioni di fondi pubblici che erano diventati patrimonio esclusivo delle famiglie mafiose. Ringrazio la Procura di Catania e la Dia per l’opera di bonifica che stanno svolgendo sul territorio e che consentirà agli agricoltori onesti di poter finalmente intercettare i fondi europei a loro dedicati”.